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Incontro di: “LE CITTÀ VICINE”

“PRATICHE - RELAZIONI E GOVERNO DELLA CITTA”

di Franca Fortunato

Il mio rapporto con la città
In questa città sono venuta quasi 30 anni fa, e 30 anni sono tanti, sono una vita. Qui ci lavoro, vivo, amo, mi appassiono, nonostante le vicissitudini della vita, che non è stata clemente con me, almeno in questi ultimi anni. Qui vivo con mio figlio, qui è sepolto il mio compagno, qui ho la mia casa, il luogo dei miei affetti, dei miei ricordi, il luogo dove spendo la mia passione dello scrivere e del leggere. Qui ho speso, nel passato, la mia passione politica in un partito e nel sindacato, qui spendo la mia passione politica nel mio insegnamento, qui il mio amore per la lettura e la scrittura mi ha portata a diventare giornalista. In questa città spendo la mia passione per le donne e per le relazioni. Qui faccio politica, politica delle relazioni.
Sono le relazioni e il mio desiderio che mi orientano nelle mie scelte a scuola, nel giornale, nella città.

La mia attività di giornalista.
In questi anni, il mio impegno di giornalista ha assunto sempre più un carattere politico, non solo per le relazioni di stima e di fiducia che mi legano alle donne che questo giornale lo fanno, con passione e professionalità, ma anche per le relazioni che mi ha permesso di costruire con uomini e donne di questa città.
Quando scrivo, che sia un articolo sulla città o su questioni che mi stanno a cuore e su cui penso di avere qualcosa da dire, cosa che mi capita spesso, lo faccio pensando a donne e uomini, in carne ed ossa, a cui mi rivolgo per chiedere un confronto e uno scambio. Scrivere, per me, è sempre uno scrivere in relazione. Quando scrivo lo faccio pensando di buttare un ponte tra me e l’altra/o che mi legge. Ecco perché non mi considero né un’intellettuale, né un’opinionista, ma una donna che ama scrivere in relazione.

Il mio sguardo sulla città
Il mio impegno di giornalista ha guidato il mio sguardo dentro la città, verso le donne e gli uomini che la abitano. Ho guardato con attenzione come queste/i si muovono, vivono, agiscono e come rendono o meno vivibile ed accogliente questa città.
Dietro al mio sguardo sulla città, sulla Calabria, sul territorio, ci sono pratiche di relazioni, lavoro di riflessione e di ricerca che, in questi anni, ho portato avanti con le donne de “le Città Vicine”, di cui, grazie ad Anna e alla relazione decennale, ormai, con lei, ne sono una co-fondatrice.
“ Le Città Vicine” mi hanno aperto un orizzonte di relazioni con altre città (Bologna, Milano, Roma, Foggia, Mestre), con altre donne e uomini, con altre ricerche e pratiche, come con le donne e gli uomini di “Identità e Differenza” di Spinea (Ve) che portano avanti da anni una ricerca e una pratica di relazioni di differenza tra donne e uomini.

“ Quando l’amore per la bellezza salva le città brutte e degradate”.

E’ il titolo di un mio articolo del luglio 2005 in cui indicavo nelle relazioni ciò che rende bella e accogliente una città come Catanzaro, nonostante il negativo che c’è. L’ho fatto a partire da me, dal mio lavoro a scuola, e dalla riflessione sul senso libero della bellezza che avevo portato avanti con alcune donne delle Città Vicine, proprio qui, a Catanzaro durante una vacanza politica che avevamo organizzato, io e Lina, nella mia casa a Cropani. Come, credo, ognuna e ognuno di voi, io ho un grande bisogno di bellezza, di gioia, di felicità e cerco di farle vivere nelle relazioni, nonostante il negativo che c’è anche nella mia vita e nella città e nonostante la fatica della cura delle relazioni, che a volte anche finiscono.

Dov’è la bellezza in questa città?
E’ in quella che noi donne abbiamo chiamato “politica prima”, è nelle relazioni che creano legame sociale: nel lavoro di volontariato, nel centro di Solidarietà di don Mimmo, nelle Associazioni, in quelle che nascono non per fini elettorali ma per il piacere di stare insieme, di fare delle cose insieme (e in questa città sono tante), nelle attività artistiche di tante donne che insegnano ad altre l’arte della pittura, del ricamo. Bellezza e legame sociale nell’arte dell’accoglienza (esperienza di Davoli con i Curdi). In questi giorni è partita sul Quotidiano una serie di interviste che ho fatto ad alcune immigrate dell’est e del Marocco, in cui cerco di rendere visibile le relazioni che le hanno portate qui e come il rapporto con le cittadine e i cittadini rende o meno, per loro, accogliente questa città.

Governo e amministrazione della città

Sono i legami sociali che rendono governabile la città e chi amministra lo deve fare a partire da questi e lavorare per favorirli . Quando si rompono e vengono meno i legami sociali, prevale la violenza, la conflittualità, la guerra tra vicini, tra cittadini e cittadine, tra popoli, e la qualità della vita si abbassa. Quanta cura ci mettiamo nei rapporti di vicinato, in questa città? Quanti di noi abbiamo rapporti con il fruttivendolo, il panettiere, il giornalaio del quartiere? Come i Centri commerciali possono essere luoghi di socialità? Catanzaro, credo, ha più Centri commerciali che servizi sociali. Quante piazze, verde, parchi, ville, luoghi di incontro, ci sono? Quale cura del territorio c’è stata, da parte di chi ha amministrato la città?
La cementificazione non crea socialità. Si costruisce anche sui marciapiedi, in questa città. E’ stato importante avere bloccato il progetto del max parcheggio al posto di Villa Pangea. Sono stati gli aderenti al laboratorio politico di Esenkata, oggi “Mina ventu”, che hanno sollevato, per primi, con una manifestazione, la questione, costringendo gli altri ad interessarsi. Il governo della città passa attraverso la relazionalità con chi vi abita, anche se chi gestisce il potere si deve assumere alla fine la responsabilità delle proprie decisioni, che devono sempre avere la ricerca del senso e non del consenso o perseguire interessi personali e di parte, come spesso succede in questa città, nella Regione e nel paese. Villa Pangea, l’ allargamento della base militare americana di Vicenza, la Tav, sono alcuni esempi di un modo di governare non con i cittadini e cittadine ma contro, ed è allora che governare diventa impossibile.
Ci vuole amore per i luoghi, per le donne e gli uomini che ci vivono. Ci vuole amore non solo da parte di chi amministra ma anche di tutte e tutti noi. Sporcizia – non amore; scempio edilizio – non amore ; spreco denaro pubblico – non amore; imbrattamento delle mura della città con manifesti elettorali – non amore. Bisogna amare la propria città come la propria casa. Il governo della città passa attraverso la cultura della cura (cura di sé, dell’altro/a, della propria casa, fino alla cura della propria città e del territorio). Chi ha amministrato, è questa cura, questo amore che ha dimostrato di non avere per Catanzaro. Quando davanti casa mia, dove prima si stendeva un paesaggio selvaggio di verde e lo sguardo arrivava fino alle montagne, costruiscono case che distruggono il verde e limitano lo sguardo, è un’opera di non amore per la città e per chi vi abita, un’opera di cementificazione e basta.

Il mio interesse per le donne che vanno nelle istituzioni
Io non ho il desiderio di entrare nelle istituzioni ma so che molte ce l’hanno e la cosa non mi crea alcun turbamento ma mi interroga continuamente, in quanto donna. Vedo bene il rapporto che i partiti tendono ad avere con le donne. Le usano, le stritolano e le abbandonano quando non rispondono più ai loro interessi e fini. Le donne che stanno nelle istituzioni non si relazionano né si autorizzano tra loro, anzi non comunicano proprio se non in occasioni formali.

Il mio amore per questa città
Più volte scrivendo di Catanzaro ho sempre detto di non amare questa città perché non è mia. Ma, proprio in preparazione di questo incontro nel fotocopiare alcuni dei miei scritti giornalistici, e nel rileggerli, mi sono resa conto che non è vero. L’indifferenza è non amore, ed io non sono indifferente a questa città, non mi sono indifferenti le donne e gli uomini di questa città che guardo, invece, con molta attenzione.
Questo, per me, è già un guadagno di questo incontro.

Franca Fortunato

Catanzaro, 29.01.2007