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IL POSTO VUOTO DI DIO

E-mail di Alessandra De Perini

Da: Alessandra DePerini
Data: domenica 5 novembre 2006 14.19
Oggetto: il posto vuoto di Dio

Cara Adriana,
ho finito di leggere il libro e, come ti avevo detto tempo fa, ti scrivo per dirti le mie prime riflessioni. L'ho trovato ricco di voci, sia femminili che maschili, di esperienze e in certi punti molto intenso e coinvolgente, a volte anche divertente. Probabilmente sono stata in grado di apprezzarne la lettura perché conosco le persone coinvolte nella ricerca e perché per anni anche qui a Mestre ho ragionato (noi però eravamo tutte donne) prima sulle mistiche, poi su "quale dio dicono le donne" (un numero di Via Dogana era dedicato a questo tema). Poi è uscito il libro di Nadia Lucchesi su Maria; poco dopo il libro di Luisa Muraro "Il dio delle donne" e per un anno ci siamo incontrate fra vicine di casa, ne abbiamo parlato con molta libertà, cercando di capire, di interrogare i testi, a partire dalla nostra esperienza. Prima ancora, negli anni Novanta c'era stata per me l'esperienza di confronto e di forte relazione con Lucia Scrivanti di Esodo ed Emma Ferrantelli che aveva dato vita ad un gruppo di donne nella sua parrocchia di S. Giacomo dell'orio a Venezia, voleva portare la pratica della differenza nella sua comunità religiosa e per questo si era messa in contatto con noi e poi con Ivana Ceresa. Insieme a loro ho scritto numerosi testi per Esodo, nella rubrica "Libertà femminile:dialoghi ed esperienze". La relazione con Lucia ed Emma, in tempi e per motivi diversi, ma non sto a fartela lunga, ora è finita. Ti racconto tutto questo perché credo di non essere l'unica in grado di riconoscere il valore del vostro libro: c'è una realtà di esperienze, di percorsi, di problemi aperti e domande profonde che può ricollegarsi alle questioni da voi proposte. L'ho consigliato tempo fa a Loredana Aldegheri e a Daniela Bettella (so che la lettura la sta interesando molto). Martedì prossimo ne parlerò anche alle altre e, quando capita l'occasione, ne parlo e lo consiglio alle persone più diverse. Non credo che sarà semplice la sua presentazione, il "taglio" non può essere certo quello di una comune iniziativa culturale, ma qualcosa di più, bisogna pensarci bene. Anche il luogo e la situazione sono cose che vanno pensate bene. Adesso lascio passare un pò di tempo, poi riprendo in mano il libro e lo rileggo, appuntando le frasi che mi colpiscono o le mie riflessioni sulle diverse parti del testo. Quello che trovo più significativo è il modo di rendere conto di un percorso di riflessione comune: il taglio narrativo, l'universale in contesto.
Ora ti saluto Sandra