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IL POSTO VUOTO DI DIO

Nella lettura del libro ho ricavato… di Marisa Restello

Nella lettura del libro ho ricavato che non si tratta propriamente di un posto vuoto, ma di un posto libero. M'è venuto in mente che, all'aeropago di Atene, Paolo aveva tentato di insediare Gesù nel posto che gli Ateniesi avevano lasciato vuoto per il dio sconosciuto. Ma gli era andata male. II Dio di Gesù Cristo non trova posto tra gli stereotipi e le immagini che noi possiamo farci. E' come la brezza leggera che appena sfiora la fronte, il vento di cui non sappiamo dove va, l'immagine che non si può vedere che di spalle e tenendo gli occhi coperti, è schermato dalla nube oscura e non lo puoi trovare nei luoghi che tu destini per Lui, siano essi il tempio o il monte.
II libro ti porta a comprendere che viene il tempo, ed è questo, in cui solo lo possiamo cercare e adorare in Spirito e Verità.
A dire il vero, il binomio che ricorre di più sembra antitetico a quello di Giovanni perché dice Pratica o Politica al posto di Spirito, e dice Amore, che notoriamente fa stravedere, al posto di Verità che richiama invece una lucida imparziale visione.
Ma questo ha a che fare con il metodo del gruppo che ha prodotto il libro: il gruppo che da anni lavora sul tema "Identità e Differenza". Sono presenti autorevoli rappresentanti che ce ne potranno parlare con cognizione di causa.
Partecipando qualche volta ai loro incontri, ma anche leggendone il resoconto, sono rimasta ammirata del lavoro di pulizia che stanno compiendo sulle parole, spolverandole dalla non corrispondenza alla realtà e facendone ri-emergere il significato dall'esperienza della vita quotidiana, a partire dalla realtà delle persone. E' un lavoro prezioso per la verità e la possibilità di relazione e di comunione tra noi. Pensate per esempio quando la parola "caro", "cara" corrisponde alla gioia di un incontro, quando comprendi che stai davvero a cuore a chi ti apostrofa così, non è che una piccola scintilla ma illumina e trasforma il grigiore di tanti rapporti convenzionali.
Si tratta quindi di un gruppo che lavora da anni perché anche le parole usate trovino una corrispondenza nell'esperienza pratica e non contribuiscano all'alienazione di cui soffre tanta parte della nostra società. Il risultato di questo lavoro si riconosce nell'apertura, vorrei dire nella trasparenza del dialogo che si svolge e nell'accoglienza che ogni contributo personale trova nel filone complessivo, un qualcosa che si sviluppa e va avanti; "Andiamo avanti" è intitolata, non a caso, la parte centrale del libro.
Questo ricorrere solo a parole che abbiano corrispondenza nella realtà, questo evitare espressioni che le istituzioni danno per scontate ha un ruolo importante in questa ricerca su Dio. Va a finire che il linguaggio così purificato e scarnito somiglia a quello dei mistici, provo a fare qualche esempio:
- Adriana che parla del desiderio profondo, che è la sua aspirazione più vera, mi richiama Agostino quando afferma che la nostra vita è una ginnastica del desiderio e conclude che il nostro desiderio (purificato dalle radici della vanità) è la nostra vocazione.
- Quando Luisa vede la possibilità di guardare a un futuro migliore grazie al fatto che "l'essenziale c'è già , è già guadagnato, non da noi, ci è offerto, costantemente offerto anche se noi non lo vediamo, non lo sappiamo e dobbiamo faticare parecchio per non perderlo e non perderci nella certezza di essergli in presenza anche a nostra insaputa", assume espressioni colme di indicibile che possono essere ritrovate nelle mistiche di cui lei del resto ha una profonda conoscenza che si coglie anche nel suo libro "Il Dio delle donne".
- Se Gianni insiste nell'effetto benefico che può avere "toccare il fondo" e vede poi che la possibilità di raccogliere le grandi sfide poste dal trapasso della civiltà non sta nei palazzi del potere, ma nella periferia dell'impero, non richiama alla mente le liriche bibliche sul servo sofferente?

Sono solo pochi esempi ricostruiti a memoria, ma l'elenco potrebbe continuare.
L'occasione del libro nasce da un dibattito tra la filosofa del gruppo - sono tutti filosofi ma qualcuna lo è anche di più - e due religiose che rischiano di essere un po' troppo sicure della loro famigliarità con Dio. Questo fa sì che tutto il gruppo si interroghi sulla legittimità del posto che Dio ha nella vita di ciascuno. Ne escono pagine bellissime di pensieri, di ricordi, di tradizioni famigliari per un confronto tra l'idea di Dio che abbiamo ricevuto dagli altri e la ricerca spesso sofferta di ogni persona, il tutto sullo sfondo dell'evoluzione che ha caratterizzato questi ultimi decenni. Qui, oltre ai protagonisti, si delineano altri personaggi del libro: genitori, insegnanti, compagni di lavoro, vicini di casa, amici/amiche, partners di vita, e l'ambiente storico. Ognuno di questi elementi contribuisce alla ricerca di Dio. Quasi tutti i co-autori hanno avuto una educazione famigliare alla fede, hanno percorso poi strade personali spesso segnate dall'evoluzione iniziata nel '68 e dal pensiero femminista. La Chiesa come istituzione non ha un ruolo forte in questa maturazione di fede, neanche nella grande primavera rappresentata dal Concilio.
II libro ha anche una trama; mi pare che è la parola più indicata a descrivere l'intreccio di storie e di riflessioni scambiate nel gruppo, senza stalli e senza ripetizioni, in un tessuto che si va allargando in dimensione e nello stesso tempo approfondendo in intimità. La grave malattia che colpisce una del gruppo e che è seguita con apprensione da tutti, coinvolge affettivamente anche il lettore che vuol sapere come va a finire.
L'annuncio della guarigione e della ripresa del lavoro da parte di Natalina è dato da uno scritto che è quasi la sintesi del libro.
« Sta di fatto che ho ricevuto un dono senza cercarlo, l'ho atteso in silenzio fino al momento in cui non era più ragionevole attenderlo: il dono di percepire in modo del tutto nuovo una Presenza fortissima dentro a questo mondo di abisso che mi appassiona. Trovare Dio dove tutto lo nega e lo imbruttisce e trovarlo, solo per qualche attimo, splendente e fresco tanto da lasciarti un gusto da cui non sei più in grado di liberarti. Nostalgia e struggimento…Sono innamorata? Sì, credo di sì. Così innamorata che spesso mi fermo a guardare le mani sformate, gonfie, callose, raggrinzite di chi mangia accanto a me e mi verrebbe da baciarle…Quanto dolore negli occhi di questi ragazzi per il male ricevuto e per il male fatto, un abisso nero di cui non vedi fine... eppure se li sfidi sul terreno dell'amore vedi cambiamento di corpi e di anime con la rapidità del giorno...
Da noi la politicità dell'amore si pratica. Come? Ci occupiamo tutti insieme a scoprire l'anima o meglio il cuore, il proprio cuore. Rifiutiamo tutte le reazioni che un simile compito mette in atto: fiuto, aggressività, ipocrisia, fuga. Trovare il proprio spazio di pensiero e di libertà è un'operazione dell'amore. Riduciamo di molto il senso dell'io come centro del mondo e quindi ci si educa a una visione della realtà policentrica e aperta all'Oltre. E' invocato, cercato, ascoltato nella fatica di trapassare il proprio cuore e i propri abissi infernali. Dio passa nella concretezza assoluta di ciascuno, nel bagaglio pesante delle proprie storie e culture. Anzi, qui si dice che lo trovi soltanto se hai il coraggio discendere sempre più in basso, proprio nelle tue zone buie e spaventose. Là in fondo ne intravedi il Volto sfigurato... (pp227-229)

Allora Natalina può amare d'amore - non di maternalismo, non di volontarismo - queste vite rotte ed
emarginate perché le ha incontrate nel profondo della propria nuda intimità, là dove le vite si riconoscono nella loro autenticità di creature e dove queste vite stesse sono visitate da Dio.
Dei molti bellissimi aspetti del libro, ho scelto di citare questo perché tutta la riflessione era nata dalla provocazione fatta alle suore da Luisa che non avrebbero messo nella relazione con le persone di cui si prendevano cura, cioè degli «scarti della società", lo stesso amore che avevano per Dio. I brani citati sono allora l'inizio di una risposta. Confesso anche che rispondono a una mia sensibilità perché sono convinta che alla pace, al dialogo tra culture e religioni diverse non si giunge senza una decisa spogliazione da tutte le sovrastrutture che ci siamo creati e che determinano divisioni ed esclusioni, per incontrarci a livello di persone ed accoglierci nelle nostre diversità.
E anche a livello dell' intimità più intima Dio non impone mai la sua presenza, la lettura del libro conferma che Dio ci é vicino e sussurra : "Ascoltate: io sto alla porta e busso. Se uno mi sente e mi apre, io entrerò e ceneremo insieme: io con lui e lui con me" Ap.3,20.
Solo se non si ascolta, non si sente, non si apre, e non si cena, il posto di Dio rimane malinconicamente vuoto accanto a noi.

Castelfranco Veneto (TV) - 20 Aprile 2007

Marisa Restello