I dibattiti dell’associazione « Identità e differenza» raccolti in un testo a più voci a cura di Luisa Muraro e Adriana Sbrogiò
Su Dio si sono scritti e si scrivono migliaia di libri, ma questo Il posto
vuoto di Dio, a cura di Luisa Muraro e Adriana Sbrogiò (Marietti, pp.
248, euro 18), è veramente diverso da tutti gli altri. Difficile per
il lettore trovare le categorie nelle quali inserirlo. Si tratta di un testo
destinato ai credenti o ai non credenti? Ai religiosi o agli atei? Tratta di
filosofia o di teologia? Ma a renderlo speciale è innanzi tutto il fatto
che lo firma una decina di persone, soprattutto - ma non esclusivamente - donne,
fra le quali tre suore: un gruppo che si è riunito varie volte a Spinea,
nella provincia di Venezia, all'insegna di una associazione dal nome significativo «Identità e
differenza», anche se i dibattiti di cui riferisce il volume mostrano,
comunque, più la differenza che l'identità. Il titolo stesso
non chiarisce fino in fondo il tema di questi dibattiti. Meglio: i temi. Non
soltanto Dio, ma, più in genere - e più a fondo - la vita.
La vita in un tempo e in una cultura in cui Dio, anche se continuamente nominato
e ricordato, in realtà è assente. Il posto è vuoto e il
dibattito, nonostante le mille incertezze, insinua che è meglio lasciare
vuoto un posto che rischia continuamente di essere occupato dai falsi: le mille
forme del falso Dio, le mille forme dell'io che si vorrebbe fare Dio. Dice
Luisa Muraro (le altre e gli altri concordano) : «Nella società moderna
tu non puoi parlare di Dio se non con la premessa: io sono credente, dopo di
che puoi parlare del tuo Dio quanto vuoi. Io da questo punto di vista non sono
moderna... Dico che o di Dio si può parlare quando e come capita, oppure
non parliamone mai. I preamboli che noi facciamo rendono irrilevante il parlarne.
Alla stessa stregua, per me le Chiese sono sbagliate... O Dio sta nelle relazioni
che ha con te, se no, non c’è posto per Dio»
Il discorso su Dio, dunque, al di fuori del discorso specifico, quello religioso
(teologico) che inevitabilmente lo fasa. Dio può trovare posto - se
lo trova - soltanto in un discorso laico, spontaneo, quotidiano. Qui il discorso
incontra quello femminile e femminista che lo feconda, lo rende autentico e
sincero. Il discorso su Dio è tale soltanto se vive di relazioni personali,
come tutti i discorsi quotidiani.
«
Con il movimento delle donne ha preso forma una politica delle relazioni vissute
in prima persona che non si basa sulla rappresentanza dei molti da parte di
alcuni, ma sul coinvolgimento di alcune, alcuni, che possono diventare molte,
molti, grazie a quelle parole che fanno uscire dal mutismo esperienze comuni
e sentite».
Ancora Muraro: «Parlare di Dio a partire da sé, e non al seguito
di maestri o di libri, per quanto antichi o santi... con il fatto nuovo, rispetto
al passato che lì c'erano anche donne e non erano discepole, ma eravamo
uomini e donne in presenza gli uni delle altre».
Così sono andati avanti i dialoghi dell'associazione «Identità e
differenza». Anche colui che oggi li legge nel volume Il posto vuoto
di Dio potrà trovarli interessanti. II suo Dio, potrebbe lasciare lo
scaffale tecnico del religioso convenzionale per entrare in quello delle relazioni
vitali quotidiane.
Filippo Gentiloni
de "Il Manifesto"
"Il posto vuoto di Dio", a cura di LUISA MURARO e ADRIANA SBROGIO’, Marietti 1820, Genova-Milano, 2006, pp. 245, € 18,00.