Il 10-11 giugno si è tenuto il Convegno annuale che l’Associazione “Identità e Differenza” di Spinea (Venezia) organizza nella accogliente casa delle Suore Maestre di S. Dorotea di Asolo (Treviso). Si è trattato della dodicesima edizione di un evento che raccoglie sempre più adesioni e partecipazione. Erano presenti uomini, donne laiche e religiose, in tutto 65 persone provenienti da tutta Italia. E’ stato il quinto convegno sul filo conduttore: Donne e Uomini – Pratiche politiche delle relazioni di Differenza.
Il Convegno di Asolo è divenuto anche uno degli appuntamenti delle “Città Vicine”, una rete ormai consolidata di relazioni tra gruppi, associazioni e singole persone che si riconoscono nella pratica politica della differenza. Sono intervenuti donne e uomini di: Uomini in Cammino di Pinerolo, Gruppo Uomini e Casa delle donne di Viareggio, di Verona, di Parma, Gruppo Maschile plurale di Roma, La Merlettaia di Foggia, Le Vicine di casa di Mestre, Gruppo donne di Catanzaro, Donne e uomini di Milano, Roma, Bologna, ecc.
Il tema di quest’anno “POTERE e SESSUALITÀ” ha permesso
uno scambio molto ricco, che si è articolato su piani diversi, ma strettamente
collegati: quello narrativo dell’esperienza personale, quello teorico,
quello dell’analisi e dell’azione politica.
L’introduzione ai lavori è stata presentata da Adriana Sbrogiò,
che ha anche parlato del metodo di scambio adottato da donne e uomini nel laboratorio
di ricerca dell’Associazione: la formulazione di una serie di domande
a cui ognuno/a ha cercato di rispondere, partendo dalla propria esperienza,
con la fiducia di venire ascoltato/a con attenzione, rispetto e amicizia. Inoltre
Adriana ha sottolineato alcune problematiche emerse dai contributi del laboratorio.
Due sono quelle poi riprese maggiormente nel dibattito:
E’ stata quindi l’analisi politica, la lettura del “contingente”, che ha fatto da catalizzatore di tutti i discorsi. Moltissimi interventi hanno messo in primo piano quello che ci viene ormai quotidianamente trasmesso dalla cronaca: la sequenza ininterrotta di donne violentate, uccise, torturate e la rappresentazione mediatica che ne consegue. Questa evidenza interpella le donne, ma soprattutto gli uomini, soprattutto quelli, presenti ad Asolo, che da molti anni lavorano a de-strutturare gli stereotipi maschili del patriarcato e accolgono l’autonomia e la libertà femminile come un’occasione di libertà e di creatività anche per sè.
Che fare dunque? Molte donne intervenute hanno chiesto esplicitamente agli
uomini di attivarsi, anche pubblicamente, per trasmettere agli altri uomini,
soprattutto ai giovani, la loro raggiunta consapevolezza dell’autonomia
e dell’autorità delle donne e il loro sentimento di inviolabilità del
corpo femminile. Sono state avanzate diverse proposte, anche da parte maschile:
andare nelle scuole, parlare con i ragazzi, ma anche con gli insegnanti maschi.
Parlare pubblicamente di sé e del loro percorso, della loro raggiunta
consapevolezza, scrivendo articoli e testi da raccogliere in un libro. Utilizzare
le trasmissioni televisive disposte ad ospitarli.
La posta in gioco è altissima. Oltre all’orrore della violenza
in sé, c’è una reazione sociale del tutto inadeguata che
fa pensare ad una rimozione culturale dell’accadimento della libertà femminile,
come se si volesse negare o ridurre il femminismo storico. Bisogna quindi ripartire
da questo nostro presente e riformulare la questione con un linguaggio adeguato
al nuovo modo di stare in relazione di differenza tra donne e uomini. Una nuova
apertura di orizzonte richiede un lavoro simbolico sulle parole, bisogna “rifare
il disegno man mano che le cose capitano”.
Un’altra raccomandazione rivolta agli uomini è quella di interrogarsi
e far interrogare i loro simili sulla figura degli uomini violenti, come fecero
le donne che si interrogarono su alcune figure femminili, ora “vinte” dalla
consapevolezza: la figura dell’isterica, la figura dell’invidiosa,
ecc.
E’ stato evidenziato che manchiamo ancora, donne e uomini, di un’adeguata
presa di coscienza e di comprensione sul nesso tra potere e sessualità.
Molti uomini hanno raggiunto indubbiamente un ascolto di sé molto profondo,
ma rimane il problema che uomini e donne hanno a che fare con un mondo costruito
su una autorappresentazione maschile, che è tuttora in una fase critica
e contraddittoria: il potere è impotente in quanto incapace di risolvere
i problemi ed è aggressivo e violento in quanto riduce l’altro
ad oggetto di possesso e di dominio.
Anche da questo nasce la diffidenza e il rifiuto di molte donne del concetto
di potere e della stessa parola. Preferiscono, per decidere e agire, l’energia
del desiderio e dell’autorità riconosciuta.
Molti uomini sono intervenuti parlando dei loro percorsi di consapevolezza.
Alcuni hanno fatto esperienza in gruppi di soli uomini, altri in gruppi misti.
Ne è emerso un forte bisogno di uscire dagli stereotipi e dalle rappresentazioni
patriarcali per andare verso un disegno ricco e complesso della virilità.
Non sono mancate prese di distanza dalla formulazione, portata peraltro anche
da alcuni uomini, di una sessualità maschile da “domare” con
un’altra “virtù” maschile: il controllo razionale
su di sé. Infatti la sessualità non si riduce all’impulso
fisico, ma è anche desiderio di incontro con l’altra/o e trova
nella relazione la possibilità di esprimere la complessità delle
dimensioni sessuali. Anche alcune donne hanno messo l’accento su sogni
e desideri, piuttosto che sulla necessità del controllo, guardando,
da una parte ad una ormai consolidata e incontrovertibile autonomia femminile
e dall’altra ad una fiducia nei nuovi soggetti maschili che di questa
autonomia tengono conto.
I racconti di alcuni uomini hanno sottolineato l’importanza che le donne
e il loro sapere hanno avuto nella loro personale maturazione e presa di coscienza.
In ogni caso, hanno mostrato di cominciare ad affrontare anche degli aspetti
di sé non piacevoli e non legati all’idea di potenza. Sono state
affrontate emozioni come la paura, soprattutto la paura dell’abbandono
e del rifiuto. E ancora: il sentimento di precarietà sessuale e l’incertezza
corporea. “Bisogna avere il coraggio di affrontare il mistero di sé e
dell’altro”.
Ancora una volta bisogna guardare alle relazioni private, tra donne e uomini
e bisogna che gli uomini accettino fino in fondo l’autonomia femminile.
In altre parole che accettino la differenza come un bene anche per sé e
che non ne abbiano paura (...fino al punto di uccidere una donna per uccidere
la differenza…)
Quasi da tutte e tutti è venuto il desiderio di continuare nello scambio
tra donne e uomini, per ridisegnare la relazione di differenza. Perché possa
avvenire realmente questo scambio occorre saper agire fino in fondo il conflitto
inevitabile che si riscontra nella relazione. E’ emerso anche un prezioso
conflitto generazionale che nei discorsi ha trovato vie di comunicazione, ma
che ancora fatica ad agire una modalità politica che porti ad un comune
simbolico.
Questo vuol dire mettere in gioco continuamente e consapevolmente autorità e
disparità, per non cadere nel rischio di rincorrere il mito di una rassicurante,
ma non reale reciprocità.
“Identità e Differenza” – Spinea 13.06.06