Tratto dagli appunti di Alessandra De Perini e Marina Canal delle Città Vicine di Mestre e integrati da Carla Turola, Adriana Sbrogiò, Marco Cazzaniga e Michela Saccarola di “Identità e Differenza” di Spinea (Ve)
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A Camposampiero (Pd) presso la Casa di Spiritualità dei Santuari Antoniani, il 16-17 giugno 2007 si è svolto il convegno intitolato “LEGAMI E LIBERTÀ” organizzato dall’Associazione Culturale “Identità e Differenza” di Spinea (Ve) che ogni anno da tredici anni rende possibile uno spazio di confronto e discussione su grandi e attuali temi del mondo, alla luce della differenza sessuale. Lo spirito di scambio e arricchimento reciproco che per dodici anni ha caratterizzato gli incontri di Asolo si è manifestato anche quest’anno a Camposampiero: due giornate di appassionate discussioni sulle nuove forme di relazione tra uomini e donne, nell’impegno comune e nella sfida di dire e dirsi la verità, di aprire varchi di libertà per le nuove generazioni. Al convegno hanno partecipato donne e uomini provenienti da più parti d’Italia.
Assemblea del sabato pomeriggio
Luisella Conti saluta e ringrazia tutte le donne e gli uomini presenti al
convegno ed in modo particolare quelle/i che vengono da lontano. Nomina le
amiche suore dorotee con le quali l’Associazione Identità e Differenza
ha organizzato i precedenti dodici convegni nella Casa delle suore meastre
di Santa Dorotea di Asolo: suor Natalina Zanatta, suor Fabia Di Stasio, suor
Mariella Gusmeroli. Vicina a loro c’è un’altra suora, stigmatina,
che Luisella desidera nominare: Tilde Silvestri, del quartiere “Tor Bella
Monaca” di Roma. Vengono poi detti in contesto i nomi dei gruppi e delle
associazioni presenti: il Gruppo Uomini di Viareggio, la Casa delle donne di
Viareggio, il gruppo Maschileplurale di Roma e l’Associazione Maschileplurale
Nazionale, il Gruppo uomini di Verona, il Gruppo di Parma, il Gruppo Intercity-Intersex,
il Gruppo Sui generi di Anghiari, Le Vicine di casa di Mestre, La Libreria
delle donne di Milano, La Merlettaia di Foggia, Città Felice di Catania,
Le Città Vicine, una rete di relazioni di donne e uomini di molte associazioni
e gruppi presenti in diverse città, comprese Donatella Franchi di Bologna,
Lina Scalzo e Franca Fortunato di Catanzaro. Luisella indica poi la modalità che
caratterizza gli incontri e i convegni nazionali promossi da Identità e
Differenza che è quella dell’autorità circolante, la disposizione
cioè ad ascoltare e a comprendere le parole e l’esperienza di
altre e altri senza preconcetti, tentando di ricondurre i conflitti, talvolta
inevitabili, a momenti di riflessione e di rielaborazione. Fa parte del metodo
di lavoro delle donne e degli uomini di Identità e Differenza l’ascolto
attento, anche di quelli e quelle che intervengono con fatica: le loro parole – dice
Luisella - saranno accolte con interesse per uno scambio rispettoso.
E’ all’interno di questa modalità di lavoro che Luisella
prega tutti i partecipanti di fare interventi brevi e il più possibile
chiari, in modo che tutte e tutti i presenti possano partecipare allo scambio,
dando un loro parere, un loro contributo.
Adriana Sbrogiò con altre e altri della sua associazione, si è posta
la domanda se si può parlare di una nuova, diversa autorità maschile
per quegli uomini che, consapevoli della differenza sessuale, hanno riconosciuto
la libertà femminile, hanno acquisito anch’essi libertà,
scegliendo di praticare la politica delle relazioni. Pensa in particolare a
quegli uomini che, oltre ad aver favorito un passaggio importante della politica
delle donne, hanno avviato una parola pubblica, indicando come nuovo orizzonte
simbolico proprio le “relazioni di differenza” e la loro politicità.
Dice di aver ripensato anche ad alcuni uomini che sono stati e sono autorevoli
per lei, perché hanno dato una impostazione di pace e di amore al suo
modo di fare politica. Per esempio il suo maestro Ernesto Baroni, medico in
Torino, alla cui scuola ha appreso l’amore per la “politica come
comunicazione” e la necessità di superare la politica dei rapporti
di forza. Uomini, questi, lontani dal pensiero della differenza sessuale e
verso i quali le è rimasto un po’ di rammarico per non essere
riuscita e far comprendere loro l’amore femminile della libertà.
Dice di sentirsi una donna in debito anche verso alcuni uomini con cui pratica
la politica del presente e di voler pagare il debito. Dal punto di vista della
politica delle donne, per lei l’uomo più autorevole con il quale è venuta
in contatto è Alberto Leiss. Dicendo questo, non intende fargli un complimento,
bensì vorrebbe dare inizio ad una pratica di gratitudine e riconoscimento
di autorità verso quegli uomini che si sono assunti l’impegno
e la responsabilità di esercitare la politica delle relazioni insieme
alle donne della differenza.
Si è resa conto di quanto Leiss le sia stato utile, da quando ha cominciato
ad usare i suoi scritti su Via Dogana e altri articoli, quando si rivolgeva
agli uomini e voleva far capire loro che la politica delle relazioni non era,
non poteva restare, soltanto una politica tra donne.
I primi uomini a cui si è rivolta sono stati quelli più prossimi:
Marco, Gianni, Livio e altri. In questi anni Adriana ha utilizzato anche testi
di uomini come Seidler, Leon, ecc. i cui articoli fotocopiava per poi farli
circolare tra le donne e gli uomini della sua associazione. Ma con quelli non
era in relazione. Alberto Leiss, invece, lo ha incontrato parecchie volte,
soprattutto per la sua costante partecipazione ai convegni di Asolo, dove le
sue parole e i suoi inviti per far diventare sempre più politici quegli
incontri, hanno acquisito forza e autorità anche a motivo della sua
presenza. Di persona egli ha confermato il pensiero e l’amore per la
politica delle relazioni, così come traspariva dai suoi scritti, ha
sviluppato una continua critica alla politica tradizionale e ha comunicato
il suo grande desiderio di democrazia.
Questa pratica di riconoscimento Adriana la vuole rivolgere anche a Marco Deriu,
i cui scritti e articoli ha cominciato a raccogliere e a distribuire, dopo
aver letto un numero di Alfa Zeta intitolato “Derive del maschile”.
Infine dice di provare gratitudine e di sentirsi una donna in debito di riconoscenza
verso gli uomini presenti e anche quelli che non sono potuti venire, ma che
stanno affrontando la fatica di restare coerenti con quello che hanno scoperto
nelle relazioni con le donne e nella politica delle relazioni e che tentano
di comunicarla ad altri per il rinnovamento del maschile. A questo proposito
dice che segue con molto interesse l’iniziativa degli uomini di convocarsi
per dare continuità di ricerca e prospettive politiche a questa nuova
identità di maschile, a partire dai primi firmatari e da quelli che
in seguito hanno aderito all’”Appello contro la violenza sulle
donne” dell’anno scorso, da cui è stata costituita l’Associazione
a livello nazionale “Maschileplurale”.
Marco Cazzaniga inizia a parlare dando testimonianza della sua relazione con
Adriana, dice che sono una coppia impegnata nella consapevolezza e nella fedeltà alla
propria differenza. Nel suo percorso è stato necessario svincolarsi
da alcuni legami e intrecciarne altri per trovarsi nella possibilità di
essere se stesso, riuscendo così a dire come voleva stare al mondo con
altre e altri. Ha dovuto recidere il grosso legame con il patriarcato, mettersi
in discussione, relativizzarsi e assumere il conflitto con un modo di pensare
la libertà ancora molto diffuso nel mondo attuale, per cui la libertà è autosufficienza.
Intendere la libertà come autonomia, massima indipendenza, lo rende
più vulnerabile. Un tempo pensava che le relazioni impedissero la sua
libertà. Poi c’è stata la scoperta della libertà nelle
relazioni, soprattutto nella relazione di differenza, dove ha deposto certi
schemi precostituiti, lasciando apparire la sua incertezza e anche il suo disagio
e dove gli è possibile sostenere i conflitti senza paura di “perdersi”.
Adesso lui vuole affermare e mettere in pratica la libertà nella relazione.
La relazione con una donna gli è stata necessaria per mettere al mondo
la sua libertà.
Clara Jourdan osserva che nel testo di invito all’incontro si dice che
la relazione ha valore quanto più libertà si può esprimere:
questo le ha fatto pensare che invece nei legami di affidamento tra donne la
relazione era ed è creativa di libertà: si crea libertà femminile.
E quindi c’è un diverso rapporto con la libertà nella relazione
di differenza uomo-donna: qui si può esprimere libertà, non crearla.
Laura Minguzzi riprende le riflessioni di Clara Jourdan e dice che nella sua
esperienza più il legame con una donna è stato stretto e più il
mondo è diventato grande per lei. Dice anche che per una vera politica
non ci devono essere legami strumentali.
Alberto Leiss ringrazia Adriana per il suo riconoscimento, ma è perplesso
riguardo a questa idea di un’autorità maschile. Avverte la necessità da
parte maschile di ragionare sulla propria responsabilità.
Carla Turola riprende il discorso di Adriana che lei ha inteso come l’inizio
di una nuova pratica politica. Dice che si può parlare di relazione
libera quando con un uomo ci si riconosce reciprocamente soggetti. C’è un’autorità nuova
che ha cominciato a circolare negli ultimi anni, che è nata dalla capacità di
stare in relazione e di fare mediazioni da parte di uomini che hanno fatto
degli spostamenti, dimostrando coraggio di esporsi e responsabilità in
una pratica politica pubblica.
Sara Gandini dice che lui di fronte all’indipendenza simbolica di lei
si spaventa e rinuncia. Come si significa la nuova autorità di un uomo
legato ad una genealogia di donne? Desidera che gli uomini sappiano giocare
se stessi con grande sincerità e coraggio. Racconta e interpreta il
mito di Orfeo ed Euridice, alla luce della sua recente esperienza in “Intercity-intersex”.
Al presente con un uomo vorrebbe avviare una danza, le basterebbe un “giro
di valzer”.
Alessandra De Perini dice di essere rimasta spiazzata dall’introduzione
di Adriana. Non ha chiaro come nasce questa nuova autorità maschile,
tuttavia dice di aver bisogno di imparare a riconoscere segni di libertà maschile
per indicarli ai suoi studenti. Adriana e Marco per lei non sono una semplice
coppia, ma un uomo e una donna, legati tra loro in una relazione di differenza
e al tempo stesso distinti l’uno dall’altra, che passano con grande
libertà dal luogo della massima intimità allo spazio pubblico
e viceversa e in questo andirivieni fanno mondo, creano possibilità per
altre e altri. Lei vede l’autorità di Marco.
Gianandrea Franchi dice di venire da una genealogia femminile e che per lui
non c’è autorità maschile, ma solo quella femminile. Inoltre
afferma che attualmente non esiste autorità maschile a causa della marcescenza
del patriarcato.
Lia Cigarini dice che, se si perde la pratica della contrattazione tra sé e
sé, le relazioni non hanno più forza dirompente. L’affidamento
si fondava sul principio che diceva: “tra me e il mondo metto una più grande
di me”. Pensa che la relazione di differenza non potrà mai coprire
completamente il conflitto che c’è tra i sessi. Non vede specularità o
simmetria tra i sessi, come altre e altri vorrebbero sostenere. Bisogna chiedersi
qual è il desiderio forte che mette in essere le relazioni. Nella politica
tra donne tutto partiva dal desiderio di quella che si affidava. L’asimmetria
tra i sessi è fondamentale e va salvaguardata. Da qui è stata
pensata la relazione di differenza.
Luisa Muraro osserva che Alessandra De Perini deve acquisire il senso dell’autorità maschile
perché deve insegnare ai giovani maschi.
Vita Cosentino pone il problema dei giovani maschi. Vede un grande disordine
simbolico e pone la necessità di cercare pratiche nuove, di relazioni
di differenza tra donne. Ci vuole un pensiero nuovo sulla questione dei giovani
maschi.
Claudio Vedovati dice che la libertà è il terreno che uomini
e donne condividono, ma i desideri non sono consonanti. Secondo lui, il mondo è sempre
cambiato attraverso le relazioni, anche se le relazioni politiche tra uomini
e donne nascono ora. Dice di sentire resistenza al cambiamento. Il mondo c’è e
il mondo cambia. Se guardiamo al nostro rapporto in questo nostro spazio pubblico,
vediamo che qui operano dei conflitti e se non diamo loro la possibilità di
essere trasformativi, finisce che siamo meno trasformativi di quanto il mondo
già fa di per sé. Dice che il suo primo legame è il rapporto
che ha con il suo genere. Poi c’è un legame con la storia del
suo genere. Lui ha fatto la scelta di indagare su quel legame e si è assunto
la responsabilità di vedere chi è nella storia del suo genere.
Vuole portare tutto questo nei rapporti: esserci, essere presente nelle relazioni,
guardare in faccia l’altro/a, non sfuggire, non essere strumentale. Lui
non sa che cosa sia la libertà-identità, ma sa che non è il
suo obiettivo. Non riesce a riconoscersi autorità, è solo un
uomo nel mondo e sente un senso di inadeguatezza. L’autorità accade
nelle relazioni ed è maschile, per come la conosce lui. Si sente autorizzato
a stare al mondo e si sente autorevole se costruisce relazioni. Non riconosco
autorità ad uomini che non partono da sé. Il rapporto del maschile
con l’autorità sta nel a chi concederla. Non aveva mai pensato
all’autorità che nasce nelle relazioni tra uomini e donne.
Anna Di Salvo per lei la libertà è legata
alla disparità nella
relazione che ha con una donna più grande di lei. Dice che le donne
non ragionano mai di economia. Alcuni uomini come Gianni Ferronato e Gianpiero
Bernard mi hanno dato il senso dell’autorità ed hanno confermato
come fosse per loro importante riferirsi alle pratiche delle donne. Le piacerebbe
aprire conflitti con uomini sulle pratiche più che sui contenuti. Dice
che bisogna mettere insieme i desideri mantenendo l’asimmetria dei sessi.
Ersilia Raffaelli afferma che la relazione tra uomini e donne quando è autentica
la induce a cercarsi di più. Di sé dice che viene dalle relazioni
ed è fatta di relazioni, prima con donne, ora anche con qualche uomo.
E’ in gioco il suo desiderio, ma sa che i tempi sono lunghi. La relazione
con le donne non è stato solo luce, ma anche conflitti. Però le è servito.
Da poco hanno rapporti con i loro compagni anche in incontri pubblici comuni,
e questa è l’unica possibilità che ha di toccare il maschile
e di giocare al meglio la sua relazione con Franco, suo marito. Lì vediamo
come le parole e i paradigmi toccano il vivo.
Gabriella Cimarosto parla dell’irriducibilità del conflitto tra
i sessi. Questa irriducibilità è una risorsa. Solo lì possiamo
trovare le mediazioni perché la pratica delle relazioni di differenza
si possa estendere. La libertà si situa nella contrattazione tra sé e
sé e si nutre nelle relazioni conflittuali.
Marco Deriu dice che ci sono conflitti che non insegnano nulla. A lui interessano
quei conflitti che sono occasione di maturazione. Quali sono? In questi incontri
c’è un alto livello di condivisione e intimità. L’autorità secondo
lui è di chi sa andare a fondo delle passioni, gioie e patimenti, e
rimanere in connessione con le radici della propria esperienza. Prova gratitudine
connessa all’esperienza del negativo (donne che l’hanno ferito
e lasciato e che gli hanno dato modo di imparare di più di sè).
Monica Benedetti si dice analfabeta nei confronti degli uomini. L’autorità è femminile.
Ha enorme gratitudine per alcuni uomini che ha incontrato nella sua esperienza
che avevano capacità di ascolto e attenzione.
Katia Ricci dice che, se c’è autorità femminile, anche
gli uomini si sentono più liberi. Nel privato, secondo lei, gli uomini
non hanno fatto i conti con la potenza materna. A Foggia hanno aperto La Merlettaia
con gli uomini che erano nelle loro vite. Sentirsi libera significa fare qualcosa
di creativo.
Gianni Ferronato afferma che la sua libertà è accorgersi delle
relazioni e dei legami che lo mantengono in vita. Per lui autorevole è la
donna, l’uomo che gli fanno aprire gli occhi sulla realtà, che
non hanno mai rinunciato a capirsi come soggetti, che lo pongono di fronte
ai suoi limiti. Libertà è mettersi di fronte alla realtà dei
propri desideri.
Giannarosa Marino dice che l’autorità per lei è femminile
ed asimmetrica. Le donne hanno dovuto mettersi assieme per crescere. Gli uomini
devono riunirsi per imparare cosa? Io capisco chi sono confrontandomi con le
donne. In questi uomini che sono qui sento voglia di comunicare e non li sento
patriarcali.
Marirì Martinengo dice che il suo compagno ha provato ammirazione per
il suo impegno nella politica delle donne e per questo ha avuto da lui più ascolto
e considerazione.
Letizia Paolozzi sostiene che sono moltissimi gli uomini che non riconoscono
la mente femminile, che non vedono che una donna pensa e fa politica. Anche
per lei è fondamentale salvaguardare l’asimmetria tra i sessi
ed è molto preoccupata ed irritata nei confronti delle politiche di
inclusione –occultamento del sesso femminile (la proposta di donne e
uomini al 50% nei posti di governo). Qual è la politica, dove sono i
gesti per contrastare tale inclusione? Come giocare le relazioni di differenza
in questo momento storico? Restituire fiducia alle relazioni è il lavoro
politico di quest’epoca. Sta diventando molto forte la negazione dell’asimmetria
tra uomini e donne.
Giacomo Mambriani chiama in causa la fiducia sul tema dell’autorità.
Si era affidato a uomini fino ai 30 anni, poi si è affidato alle donne
con le quali aveva una relazione amorosa e ciò l’ha aiutato nelle
scelte della vita. Politica è stabilire una fiducia che passa attraverso
le relazioni e si sente autorevole quando aiuta altri sofferenti e li sostiene.
Luisa Muraro dice che il problema è quello di domandarci come si può dare
senso a questa politica delle donne con presenza di uomini, nel presente. Sente
che la politica delle donne nella contemporaneità è inattuale.
In questa società, la libertà è uno slegame. In questo
corso si è inserita la contrapposizione di forze reattive della società e
di forze tradizionali della chiesa. La politica delle donne è una scommessa
forte sulle relazioni che dà autorità e questo è tremendamente
inattuale, non comprensibile. Va bene spostarsi e mettersi avanti, ma bisogna
anche affrontare questa contraddizione. E’ sempre più difficile
tradurlo in scrittura. Come si parla di autorità? L’associazione
uomini-autorità?
Lina Scalzo si ritiene libera e la libertà le viene dalle relazioni
che ha, anche sul lavoro. A casa sua l’autorità è sempre
stata della mamma e prima di lei della nonna.
Franco Fazzini dice di essere cambiato e di avere gratitudine per sua moglie
che gli ha fatto vivere la relazione di differenza, che è la vera relazione
tra uomo e donna. Su questa politica delle relazioni vuole restare sperando
che non si crei un altro mostro a tavolino. Per lui il massimo di indipendenza,
ora, è la dipendenza, l’ascolto, il passare attraverso la relazione.
Umberto Varischio interviene facendo notare che da questa sede sono partite
alcune iniziative come l’appello e una dimensione politica che, per lui
come uomo, è importante. Attraverso questo meccanismo di riconoscimento
di oggi, pensa che si possa fare insieme qualcosa di politico in pubblico.
Vita Cosentino pone il problema dell’educazione
dei maschi adolescenti.
Assemblea di domenica mattina
Marco Cazzaniga si chiede che cosa fare perché ciò che accade
in un contesto come questo, in cui donne e uomini si trovano a parlare e tessere
relazioni, accada anche in altri luoghi. Qui si sperimenta che è possibile,
altrove può realizzarsi se queste donne e questi uomini vanno nel loro
territorio in coerenza con quello che qui stanno vivendo. Se, fuori, il contesto è quello – come
diceva Luisa – di una contrapposizione tra liberismo esasperato e conservatorismo
reazionario, un modo di starci è di sviluppare luoghi come questo che
introducano qualcosa di innovativo: uomini e donne in relazione che si riconoscono
autorità.
Natalia Parmigiani dice che occorre un contratto nuovo tra donne e uomini per
mettere al mondo la libertà. Non ha mai smesso di dialogare con lui
e non vuole solo uno scambio di accoglienza, ma anche di conflitto.
Stefano Sarfati si riferisce all’articolo di Deriu e afferma che la vera
rivoluzione maschile è il legame, la relazione vincolante con la donna.
Se le donne sono in affidamento con altre donne, lui è in affidamento
con altre donne. Questo è l’unico spazio simbolico che vede. Secondo
lui vedere uomini che si affidano a donne fa politica. Non esiste un’autorità maschile.
Carla Turola riprende il discorso di Luisa Muraro e trova che ci sia attinenza
tra legame e autorità. Anche una relazione di differenza può essere
un legame forte spendibile politicamente. Ribadisce che la politica delle donne
diventa inattuale se non ci inventiamo qualcosa. I legami autentici ci sono
ma non vengono nominati, mentre vengono detti soltanto i legami ufficiali.
Gianandrea Franchi dice di aver capito che è possibile costruire un
legame sociale nuovo senza potere. E’ il desiderio che l’ha ossessionato
tutta la vita. Non è solo un tema culturale, ma qualcosa che si innesta
nel vissuto, come si apprende dalla politica delle donne che affrontano politicamente
le problematiche del rapporto fra relazioni personali e sociali.
Luisa Muraro trova molto interessante la prima parte dell’intervento
di Gianandrea Franchi. Si riferisce poi alle domande di Marco e di Natalia
e dice che la risposta è sì che si sviluppino luoghi come questo,
ma non è sufficiente. Afferma che nella trasformazione della società in
corso la differenza sessuale disturba e all’interno del femminismo è nata
un’opposizione alla differenza. In questa situazione si rischia di scivolare
nel settarismo, se pretendiamo di sapere che cosa o no sia proprio della politica
della differenza. Le sembra buona un’indicazione di Simone Weil che dice
che bisogna praticare le virtù incompatibili, accettare di essere lacerate
e lacerati dentro. Questa idea di una dualità che non si accorda può essere
applicata anche ad ognuna e ognuno di noi. Spesso non si va d’accordo
con se stesse/i. Quando ci si sente in disaccordo bisogna starci, stare in
questo squilibrio, se no si va al settarismo. Se si impara a starci a questa
realtà che è molto più ricca di quanto pensiamo, essa
stessa ci rivelerà risorse e possibilità.
Alberto Leiss dice che un fatto politico rilevante è il riconoscimento
a noi uomini che siamo qui, e gli uomini dovrebbero tenerne conto. Forse dovremo
ragionare sul che fare per riuscire ad intervenire sui processi sociali e sulla
politica attuale. Ritiene che il lavoro su di sé che molti uomini hanno
bisogno di fare va fatto anche per poter elaborare il conflitto con le donne.
Questa comunità potrebbe parlare su questa cosa inventandosi una parola
che possa aiutarci nei vari contesti politici.
Giacomo Mambriani parla della difficoltà di traduzione di quello che
stiamo vivendo. L’amore per la realtà è quello che fa la
politica. Nello scontro si mette al mondo qualcosa. Nella pratica con le donne è successo
qualcosa che mi ha cambiato. Se non si trasformano i rapporti tra uomini non
cambierà niente nel mondo.
Carlo Marchiori dice che nell’epoca di capitalismo trionfante non ci
sono alternative perché propone un individualismo con rapporti di forza.
La società propone la famiglia che comunque è una contro l’altra
a causa degli interessi economici contrastanti. Crede che esistano i legami
e che siamo tutti legati tra noi e bisogna tenerne conto cominciando a collaborare
riconoscendo le proprie abilità diverse. Dice che noi qui ci riconosciamo
perché vogliamo un rapporto diverso cercando di non sopraffarci e di
essere disponibili.
Marco Deriu dice che nella crisi della politica tradizionale ha visto l’occasione
per fare politica in modo nuovo: portare la questione delle relazioni, il piacere
di stare insieme anche nel fare la politica per il governo. Infatti hanno risposto
molte persone perché colpite dalla politica delle relazioni che ha messo
in atto. Lui soffre della politica che non sa parlare delle passioni esistenziali.
E’ importante cominciare a dirsi la verità e non fare come certi
personaggi politici che non dicono la verità neanche quando è evidente
che hanno perso. Dire la verità dà autorevolezza. Dice che bisogna
mostrare che non facciamo politica per cercare il potere, ma per decidere insieme
agli altri.
Lia Cigarini afferma che l’autorità femminile si è inscritta
simbolicamente come figura dello scambio. L’autorità è fare
riferimento alla madre, alle relazioni tra donne per rompere i paradigmi cognitivi.
Lo spazio pubblico delle donne è stato creato con la separazione che
ha spaccato la polis. Oggi c’è uno spazio pubblico comune a uomini
e donne. La libertà delle donne è relazionale, con dei vincoli
e dei legami. Il lavoro secondo lei è lo spazio pubblico per eccellenza.
Le donne i legami se li portano dietro nello spazio pubblico, nella cittadinanza,
nel lavoro. Le donne vogliono i figli e al tempo stesso vogliono lavorare:
due desideri forti posti nel mercato, nello spazio pubblico. Desideri incompatibili
che chiedono una mediazione. Lei ha orrore delle sette di quelle e quelli “che
hanno capito” e preferisce stare lì dove c’è qualcosa
in movimento, invece che dove si è capito tutto.
Giannarosa Marino dice di avere difficoltà nel
capire che cosa è autorità.
Potere, per lei, è poter raggiungere i propri obiettivi e stabilire
delle condizioni.
Claudio Vedovati dice che stare al mondo è stare nelle relazioni, sentirsi
ed essere spazio pubblico. E’ importante vedere le cose che accadono
fra noi nelle relazioni che abbiamo.
Vanni Bertolini afferma che difficilmente gli uomini danno autorità a
un altro uomo, peggio ancora a una donna. Tra uomini c’è competizione:
questo è lo “svantaggio” maschile. Per gli uomini è molto
difficile assumere il negativo, perciò non dicono mai che sono in svantaggio,
specie in casa. La vera difficoltà è mettersi in gioco davvero.
Tilde Silvestri afferma che le relazioni vitali sono quelle che fanno stare
insieme uomini e donne e le diverse generazioni, ma avverte che c’è una
sottrazione sia maschile che femminile. Pensa che sia venuto il momento di
misurarci nella trasmissione dell’esperienza tra generazioni. Poi parla
di “slegami” affettivi devastanti presenti nel suo contesto di
azione politica e spirituale, dove sente il grido disperato di vicinanza. Vive
quotidianamente la contraddizione tra irrigidirsi e rilanciare, costruendo
legami. Certi slegami sono necessari, ma certi legami fanno male, tolgono libertà quando,
per esempio, si devono ripetere le cose all’infinito e ricominciare ogni
volta da capo.
Natalina Zanatta dice che i passi dell’azione politica
si fanno tra la finitezza e la relatività dei legami e al tempo stesso
la profondità. Lei e alcune consorelle hanno attivato lì, dove
operano, un’autorità femminile ufficiale, quasi costrittiva, per
quei maschi (drogati, ex carcerati, pank- bestia, ex alcolisti). Si tratta
di un’autorità di cura che “rigenitorializza”, che
spinge il maschio ad imparare a legarsi. Lei e le altre cercano di svegliare
in quegli uomini il bisogno di relazione di cui il maschio ha estrema paura
e li sollecitano continuamente a dirsi la verità, a nominare e riconoscere
la propria esperienza. Secondo lei la grossa deriva dei giovani uomini è dovuta
all’assenza di autorità.
Alessandra De Perini si ricollega all’intervento di suor Natalina e dice
di aver portato avanti una pratica simile a quella nominata da lei: con alcune
colleghe ha attivato nella sua scuola un’autorità che le ha consentito
di lavorare meglio in classe. Si è posta come mediazione nella relazione
tra padre e figlio e per tutto l’anno ha incontrato i padri dei suoi
studenti, lei stessa li mandava a chiamare, chiedeva alle madri di fare un
passo indietro e ai padri di assumersi la responsabilità della crescita
dei loro figli adolescenti. Ha cercato di risvegliare il senso di un legame
troppo spesso rinnegato. Poi afferma che si sente debitrice nei confronti di
quelle donne, come Adriana, Lia, Donatella, Anna e altre, che più di
lei con passione, pazienza, creatività, capacità di mediare il
conflitto si sono messe in gioco nelle relazioni con gli uomini e hanno lavorato
alla trasformazione dei rapporti tra uomini e donne. Adesso, grazie a loro,
c’è una parola nuova maschile che ha radici profonde nella politica
delle relazioni inventata dalle donne. L’importante è che questa
origine sia visibile, sia detta e riconosciuta. Con che forza, con che autorità parlano
questi uomini se non con la forza e l’autorità che hanno ricevuto
dalle donne con cui sono in relazione? Il mondo, invece di andare a rotoli,
sta cambiando per amore della libertà femminile. Conclude che per andare
avanti nella sua politica, nel suo lavoro ha bisogno non solo di autorità femminile,
ma anche di figure maschili di autorità.
Vita Cosentino pone il problema di una lettura più fine e attenta della
realtà. Le forme tradizionali di relazione sono davvero finite, forse
sopravvivono ancora, ma simbolicamente sono finite. Alla luce della realtà che
cambia, possiamo guardare alle relazioni tra i sessi, relazioni post patriarcali,
conflittuali, di confronto.
Luisa Muraro ribadisce quanto detto il giorno prima riguardo alla minaccia
di insignificanza di una politica di donne e uomini inattuale, invisibile.
Gianni Ferronato si ricollega al convegno sull’economia organizzato il
10 e l’11 maggio a Verona da Mag, Libera università dell’incontro
e Città Vicine. Dice che esiste un’economia delle donne fondata
sul governo della casa a partire dalla quale, donne e uomini insieme, potrebbero
inventare nuove forme di relazione e insieme di economia. Cita come esempio
gli ordini monastici del Medioevo che sullo sfacelo dell’Impero romano
hanno ricostruito una società civile rispondendo ai bisogni di un’epoca.
Riguardo al fatto che la politica delle donne è inattuale e rischia
di essere insignificante dice che il mondo è in cambiamento, che si
sente in rete con tutti noi e fa parte della politica di donne e uomini. Afferma
che siamo inattuali se non spostiamo l’attenzione anche alla dimensione
economica delle relazioni.
Sara Gandini ha trovato degli uomini che tentavano un affidamento con donne,
ma era una parodia perché in realtà cercavano conferme, coccole,
maternage. Trova tutto questo poco interessante. Le interessa di più relazionarsi
con uomini che sono già in relazione tra uomini, tanto più che
non si appoggiano a lei. La distanza fra i sessi fa gioco. Nota negli uomini
la mancanza del padre.
Ersilia Raffaelli conferma che il mondo del lavoro è lo spazio pubblico
più utile per la nostra politica, poi parla della differenza tra un’azione
predicatoria, moralistica, le cui parole non arrivano, e un’azione
di risveglio a cui dovrebbe assomigliare la politica delle relazioni di differenza.
Marco Deriu propone di pensare insieme al tema per l’anno prossimo. Fare
un testo sulle relazioni di differenza e di scambio tra generazioni, ripensate
anche alla luce di quello che è avvenuto e si è detto qui. Consiglia
di dare più spazio alle storie esistenziali.
Luisa Muraro accetta con riserva la proposta di Marco Deriu. Effettivamente
i maschi giovani preoccupano e attirano l’attenzione in maniera forsennata,
tuttavia la politica delle donne ha posto al centro del proprio interesse le
giovani donne, le bambine. Se Vita e Sandra, di cui è amica, si vogliono
impegnare in una riflessione e una pratica educativa dei maschi, bisogna che
dicano la verità di ciò che le muove veramente, che ammettano,
per esempio, che i maschi giovani fanno paura.
Spinea, 01.07.07