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13° Convegno Camposampiero 16 - 17 Giugno 2007

Legami e Libertà - Donne e Uomini in relazione di differenza

“Il modo in cui si sviluppa il rapporto tra donne e uomini dà la misura di una civiltà”

L’ordine patriarcale è in crisi e da ciò deriva un disordine rispetto al quale dovremo essere in grado di pronunciare parole più efficaci e dare luogo a pratiche politiche più produttive. Da questo punto di vista il discorso della relazione tra uomini e donne è anche il discorso della libertà femminile e di un nuovo modo di vivere la libertà maschile: questo nuovo tipo di relazione dovrebbe essere in grado di sviluppare nuove forme di “autorità sociale”, possiamo chiamarle “legami”, che aiutano le persone a riconoscersi, per così dire, in un nuovo possibile ordine sociale e simbolico.

Abbiamo, oggi, una “strana” situazione: contesti dove donne e uomini si relazionano in maniera sempre più consapevole della loro differenza, esprimendone il senso libero, e altri contesti dove la differenza di genere viene completamente ignorata se non addirittura combattuta in base a principi di uguaglianza e parità. Questi ultimi hanno la visibilità e l’attrattiva delle risposte che promettono pochi rischi e facili soluzioni dei conflitti.

Se vogliamo che la traduzione nella lingua e nel senso comune di quello che già avviene in alcuni contesti (relazioni di differenza tra donne e uomini) sia percepibile anche in altri, dobbiamo trovare forme efficaci di mediazione. La questione non è nuova, ma forse non sufficientemente pensata e praticata. Ci si riferisce anche a tutta la discussione attuale riguardo modalità diverse di mettersi in relazione (i Dico, i rapporti uomo-donna, le relazioni omosessuali ecc.) e scesa in campo di una sorta di “reazione” culturale e politica che richiama il valore e la fissità della tradizione. Per esempio tutta la discussione sulla posizione della chiesa.

Ci si domanda quale sia la mediazione buona, non quella accomodante, ma quella creatrice di relazioni e di simbolico perché il primato non sia di chi ha il potere e perchè chi teme di perderlo non ricorra alla violenza. Con quali pratiche riusciamo a tenere assieme la politica nel presente e l’invenzione di nuovi tipi di relazione? Come vivere i legami tra desiderio di libertà e paura della perdita?

Si pagano dei costi per vivere la libertà di essere se stessi e c’è la difficoltà di saper stare in conflitto con l’altro/a assumendoci il rischio della perdita della relazione. Questo è un nodo importante che impedisce il movimento verso la libertà. La libertà è un atto d’amore verso se stessi che si sperimenta nella relazione: tanto più valore ha la relazione quanta più libertà si riesce ad esprimere.

Ci sono donne che hanno potuto sostenere la fatica della relazione con gli uomini perché vivevano già in relazione forte con altre donne. Nella relazione con il maschile, l’affermazione della libertà femminile viene spesso negata e avvilita e le conseguenze di questa negazione sono nefaste non solo per le donne, ma anche per gli uomini che perdono una possibilità di essere loro stessi più liberi.

Ci sono uomini che si lasciano interpellare dalla libertà femminile, mettono in discussione i loro riferimenti patriarcali e si rendono conto di perdere potere, e anche autorità negli ambiti tradizionali. Una autorità “altra” va ricercata nell’individuazione di una nuova identità maschile. Questa si può formare in gruppi di soli uomini e/o in gruppi di uomini e donne insieme, ma il luogo privilegiato per acquisire, riconoscere e significare la nuova autorità resta la relazione di differenza, dove si sperimenta la capacità di essere se stessi mediando il conflitto con la diversità dell’altra/o.

(Per il testo sono stati utilizzati anche pensieri liberamente presi da scritti di : Lia Cigarini, Andrea Lavagnoli, Alberto Leiss, Luisa Muraro,Stefano Sarfati Nahmad e altre/i)

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