Carla ci ha invitati a pensare a quale funzione svolgono le donne nel metterci
in relazione tra uomini.
E' utile la mediazione femminile per mettere in relazione gli uomini tra loro?
Premetto che per me questo discorso ha senso se parliamo di donne e di uomini
che hanno acquisito una certa consapevolezza sull'esistenza della differenza
sessuale, quindi se parliamo di noi o di altre e altri che si muovono su questo
terreno, perché è il riconoscere la differenza che mi fa capire
la funzione che le donne svolgono sugli uomini e i motivi per cui riescono
a svolgerla.
Fatta questa premessa, io dico sì: ho sperimentato il fatto che per
entrare e stare in relazione con altri uomini ad un livello in cui ci si comunica
in profondità, sono state indispensabili le donne. E lo sono state proprio
in virtù della loro differenza.
Che cosa vedo che le donne fanno, di specifico loro, differente dall'uomo.
Indico cinque punti.
- Sanno esprimere con più facilità e naturalezza i propri sentimenti,
non si sforzano di reprimerli, quindi sono più unite in se stesse e
meno scisse degli uomini tra privato e pubblico.
- Non hanno pretese universalistiche, come quelle di voler definire, spiegare,
regolare e controllare tutto, ma sono molto attente ad affrontare e risolvere
i problemi immediati, anche imprevisti, che si presentano.
- Parlano e comunicano con gli altri gustando la relazione in sé e dicendo
di sé.
- Generano e curano gli esseri umani, non solo quando sono piccoli, ma anche
quando sono adulti.
- Non accettano di sottostare a principi e a strutture logico-razionali quando
sfugge loro il senso rispetto alla concretezza e immediatezza della vita e
dei suoi bisogni.
Queste specificità femminili generano una pratica di relazione e di
comunicazione che, quando si esercita anche in presenza degli uomini, li contagia
e li induce a entrare in gioco, anche perché li sollecita a superare
un blocco che, in definitiva, li fa anche stare meglio. E' vero che gli uomini
hanno grosse difficoltà a partire da sé, ma è anche vero
che, quando riescono a riappropriarsi di una parte di sé che per cultura
avevano in parte soffocata e in parte addirittura ignorata, si sentono più liberi
e riescono anche a comunicare tra loro con più libertà.
Ma è la presenza di una donna, proprio per la sua differente capacità di
comunicare e stare in relazione con radicamento su se stessa, che li rende
capaci di rientrare un po' di più in se stessi anche in presenza di
altri uomini.
Questo che sto dicendo l'ho sperimentato innanzitutto nella relazione con Gianni,
Livio e Adriana, dove la presenza di Adriana è stata fondamentale per
la qualità della nostra comunicazione. Ma anche per la mie relazioni
con altri uomini, mi sono reso conto che la possibilità di entrare un
po' più in profondità era garantita dalla presenza di donne.
Non credo che ci voglia molta fantasia per immaginare l'impaccio e la difficoltà in
cui ci troveremmo noi uomini se decidessimo di incontrarci tra di noi, da soli,
a parlare di noi a partire da noi stessi. Eppure qualche cosa, con un po' di
fatica, riusciremmo anche a combinare proprio perché un certo cammino
con le donne l'abbiamo già fatto.
Allora, a questo punto, viene opportuna la domanda: che effetto fa agli uomini
diventare consapevoli di ciò a cui non avevano mai pensato prima, cioè la
relazione di differenza?
Accenno per ora, brevemente, ad alcuni effetti che ho registrato su me stesso.
Un primo effetto è quello di rendermi disponibile con interesse alla
relazione con le donne, soprattutto con quelle che si discostano dai modelli
femminili loro attribuiti dagli uomini.
Un secondo effetto è quello, già accennato, di rendermi ancora
più consapevole della difficoltà di costruire una relazione profonda
con gli uomini conoscendo il limite maschile del non saper partire da sé.
Un altro effetto è la percezione che nella politica istituzionale non
si riesce a far passare il discorso della relazione di differenza perché in
massima parte essa è fatta da uomini e le poche donne non sono sensibili
al tema.
Oltre a questi, ci sono poi altri effetti di cui ho parlato in altra occasione,
che posso sintetizzare nella consapevolezza della necessità di relativizzarmi,
ridimensionarmi, reinterpretarmi.
Spinea, 1 dicembre 2004