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RELAZIONI DI DIFFERENZA: IL PUNTO IN CUI SIAMO.

Appunti da un percorso di incontri e letture nei laboratori di "Identità e Differenza"
maggio 2004 - maggio 2005

A cura di: Carla Turola, Adriana Sbrogiò, Marco Cazzaniga

Proponiamo alcune frasi significative, tratte da scritti e interventi:

PARLANO GLI UOMINI
Gli uomini hanno nominato il loro bisogno del soggetto femminile, come mediazione tra sé e sé e tra sé e il mondo.
- Vogliamo che resti aperta la possibilità di salvezza, di pace e redenzione che per noi rappresenta la figura femminile.
- Da soli non riusciamo a garantire una soglia di civiltà, quindi abbiamo bisogno della presenza e dell'amore femminile per la relazione.
- Ci siamo accorti che è più facile capirsi tra uomini che hanno in comune un lavoro di mediazione delle donne.
- Alle donne riconosco una funzione: mi hanno permesso di osservarmi da un altro punto di vista, come dall'esterno, relativizzato.
- La mia consapevolezza di oggi non sarebbe possibile senza l'interrogazione paziente delle donne sui miei desideri.
- E' la presenza di una donna, proprio per la sua differente capacità di comunicare e stare in relazione con radicamento su se stessa, che rende capaci gli uomini di rientrare un po' più in se stessi, anche in presenza di altri uomini.

La riscoperta di elementi di civiltà maschile
- Ho riscoperto il piacere della sfida, non più legata alla competizione e alla violenza, ma quale stimolo per mettere in moto il meglio di sé, come movimento di apertura e dialogo.
- Il gusto dell'impresa collettiva è un elemento di civiltà maschile da recuperare.

Le difficoltà e la percezione dello scacco.
- Per gli uomini c'è una difficoltà: il pubblico si presenta come un luogo in cui l'uomo è chiamato a porsi in riferimento ai parametri culturali vigenti che lo vogliono in un certo modo e che chiedono di far violenza ad una parte di sé che non si può lasciar emergere. Per potersi riappropriare pubblicamente di quella parte di sé, l'uomo deve accettare di essere considerato uno che non conta.
- Questa civiltà è diventata pericolosa proprio perché mancano uomini capaci di grandi sfide etiche (per esempio: avere il coraggio di proporre uno stato senza esercito).
- Il pericolo per la civiltà maschile è che gli uomini non sanno stare vicino al proprio desiderio. L'energia maschile, se non c'è un desiderio consapevole che le dia senso, si fissa nella competizione per l'oggetto più prossimo che può essere il potere, i soldi, ecc..
- C'è la percezione che nella politica istituzionale non si riesca a far passare il discorso della relazione di differenza perché in massima parte essa è fatta da uomini e le poche donne sono scarsamente sensibili al tema.

Indicazioni di nuove pratiche politiche
- C'è l'intuizione che la legge debba arretrare di fronte alla rivoluzione simbolica avvenuta nella dialettica dei sessi.
- Anche nelle pratiche politiche è importante la dimensione dell'interiorità, nel senso di avere il coraggio di tradurre in azione ciò che si sente di più profondo in sé, di confrontare le proprie motivazioni con quelle degli altri e delle altre.
- Agire è mettere in moto un processo il quale libera una serie illimitata e inarrestabile di effetti che porterà a degli esiti del tutto imprevisti e difformi dalle motivazioni che lo avevano originato. Non per questo deve venire meno il desiderio di vivere la dimensione intersoggettiva, di cercare il dialogo gli uni con gli altri, di scambiarsi idee e di fare insieme delle esperienze.