Durante un incontro (Laboratorio di"Identità e Differenza" -
Amore conflitto e azzardo politico - Spinea, 10.12.04) abbiamo registrato e
trascritto alcuni interventi di uomini che ci sembrano significativi perché partono
da una guadagnata ed anche sofferta consapevolezza: la loro identità non
può prescindere dalla qualità del loro rapporto con le donne.
Ne pubblichiamo i brani più interessanti.
Dopo la fine del patriarcato è necessario ridisegnare i rapporti tra
donne e uomini e questo, per gli uomini, significa ridisegnare la loro mascolinità in
presenza della libertà femminile. Da come avverrà questo processo
dipendono, in grande misura, le sorti del nostro mondo.
Gianni F.: in un gruppo di soli uomini che frequento, dove ricerchiamo anche
sul tema "riconciliarsi con la propria mascolinità", vedo
che è più facile capirsi tra uomini che hanno in comune un lavoro
di mediazione delle donne e che si sono confrontati sui temi della differenza
sessuale: la comunicazione si fa più veloce e c'è meno imbarazzo
a partire da sé.
La funzione delle donne è quella di avermi obbligato ad osservarmi da
un altro punto di vista posto "fuori" di me, e a relativizzarmi.
Infatti, finché uno non si vede anche da un altro punto di vista, pensa
di essere universale. Mi sono così accorto anche dei limiti e delle
ambiguità di un certo modo di stare al mondo.
Marco S.: capisco che il rapporto tra me e le donne mi cambia e che quindi nelle relazioni che ho con altri uomini, nei gruppi ecc., riutilizzo quello che ho acquisito dal rapporto con le donne. E' con Alessandra più che altro che mi relaziono e che parlo delle varie situazioni che poi vivo. Non mi risulta chiaro, però, il passaggio tra la mia relazione con Alessandra e la mia vita in altri ambiti in cui lei non c'è. Per fare degli esempi: non sono convinto che tutto quello che io esprimo sia il frutto del mio rapporto con lei, non riesco ad immaginare che se prendo una data decisione sia perché me l'ha consigliato lei. Vedo il mio rapporto con Alessandra come una delle più importanti componenti della mia esistenza, ma non l'unica. Grazie ad Alessandra, ma grazie anche alle altre donne di "Identità e differenza" riesco a considerare e a dare valore all'identità femminile, e questo mi ha cambiato, anche se non riesco ancora a misurare la portata di questo cambiamento.
Marco C. : riguardo all'identità maschile, il problema non è solo nella sfera privata, ma anche e soprattutto in quella pubblica. Infatti il pubblico si presenta come un luogo in cui un uomo è chiamato a porsi in riferimento ai parametri culturali vigenti che richiedono che tu sia in una certa maniera. E quando maturi una certa libertà, scopri che questo tuo dover essere secondo certi parametri esigiti dalla cultura ti impoverisce perché devi far violenza ad una parte di te, devi non lasciare emergere una tua componente che pure preme in te e che trova la possibilità di esprimersi solo nel privato. Quando liberi questa tua componente, che di solito nel pubblico cerchi di dominare, di controllare, di non lasciare emergere, senti che una liberazione è avvenuta; senti finalmente di poter essere quello che sei e che in altri luoghi più privati cerchi di esprimere. Quello che valuti in te come positivo, perché non devi presentarlo anche pubblicamente? Non è facile, ma deve avvenire con la riappropriazione di quella parte di te che normalmente metti da parte, soffochi o ignori. e quando fai questo accetti che nel pubblico diventi anche un uomo qualunque, uno che non conta, uno che non viene preso in considerazione, uno che non serve.
Livio D.: ho sempre avuto rapporti con uomini anche profondi, non banali,
e non mediati da donne. Ho fatto fatica ad accettare l'idea di mediazione,
faccio fatica che qualcuno medi i miei rapporti, sia con gli uomini che con
le donne, non perché non lo voglia per principio, ma perché ritengo
sia una cosa molto difficile. Questo non vuol dire che non riconosca le cose
importanti che ha detto Marco sul differente modo di rapportarsi delle donne
e che possono aver influito anche su di me. Le riconosco in pieno.
Nella mia storia un rapporto particolare è stato quello con Adriana.
Penso che la cosa che ha fatto da mediazione è stato il desiderio -
e a volte anche il bisogno - di Adriana di amare e di sentirsi amata, che ha
coinvolto anche me. Non è stata un'operazione culturale nel senso di
dire: adesso ci troviamo e parliamo di questo e questo, ma a partire dal desiderio
di amare e di essere amata di Adriana si è istaurato un rapporto profondo,
e questo ancora prima che la cultura della differenza sessuale desse parole
e ragionamenti giusti a queste relazioni, questa è stata una mediazione
potente, ma il primo motore è stato il desiderio d'amore.
In molti casi è molto difficile, perché il desiderio non attutisce
tutte le difficoltà, i problemi relazionali, ma nel caso di prima ha
imperniato così bene il rapporto che ha fatto superare anche momenti
difficili di scontro, di conflitto, ed è tuttora una molla potente per
un rapporto di qualità.