Vorrei che si discutesse su di una questione che mi pare, almeno per quanto
ne so io, non è posta chiaramente. Si tratta dell’attrazione femminile
del corpo maschile. Quello che ho visto e vedo in giro, negli anni dell’emancipazione
e della libertà femminile, è il rappresentare questa attrazione
nei termini di una specularità con l’attrazione sessuale maschile.
In pratica una sorta di scimmiottamento dei comportamenti maschili che si realizza
in vari modi tutti orientati a vedere nel corpo maschile un oggetto svilito
del desiderio. In questa moderna interpretazione c’entra, come in tutto,
il mercato che ne dà la solita volgare visibilità: dai poster
dei muscolosi, agli spogliarelli maschili, a spettacoli e filmetti televisivi.
Penso però anche a racconti, frasi allusive, espressioni colte qua e
là, dette o scritte da giovani donne che mi hanno lasciata quantomeno
perplessa.
Mi sembra che manchi ancora un linguaggio autenticamente femminile per dire
l’attrazione che una donna prova, quando la prova, per il corpo maschile.
Per questo si lascia catturare dagli stereotipi pescati dalla cultura maschile,
senza neanche un minimo di traduzione, semplicemente invertendo i termini di
genere, in una scambiabilità dei ruoli e del desiderio che dà l’illusione
dell’equilibrio ma che è fondamentalmente falsa.
Sappiamo quanto è comodo trovare un linguaggio già pronto e se
poi è un linguaggio che ci tranquillizza perché il suo oggetto è una
piccola cosa, perfettamente dominabile, il gioco è fatto.
Ho l’impressione che le donne, a parte questi slittamenti, un po’ comodi
e un po’ scherzosi, ormai neanche più trasgressivi, tacciano.
Perché? Per pudore, forse. Per un antico insegnamento delle madri: “Non
far sapere a lui…” . Ci sono ancora cose che una donna, ad un uomo
non può dire? Io penso di sì. Non tanto per diffidenza o per
legittima difesa, ma perché manca la possibilità di una traduzione
fedele.
Una donna avverte il pericolo della trappola simbolica. Può trovarsi,
con sgomento, a pensare l’attrazione che sente con il pensiero di lui,
l’unico che ha corso e circolazione, in fatto di attrazione sessuale.
Non so quali fatiche e quali pericoli le donne dovranno sopportare per dare
al linguaggio corrente dell’attrazione sessuale una cifra autenticamente
femminile, ma penso che dovranno farlo, soprattutto quelle giovani e praticanti.
Solo così, penso, potranno realmente divenire impensabili, anche da
parte degli uomini, certe pratiche e fantasie maschili, come il ricorso alla
prostituzione e lo stupro.
Spinea, 20 Marzo 2006