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Come la sessualità può ostacolare o agevolare la relazione di differenza e/o il rapporto di coppia?

di Gianni Ferronato

Ho imparato in questi anni a riconoscere la relazione di differenza come uno stare al mondo che mi interroga in modo radicale nel mio essere, nel mio sentire, nel mio pensare, nel mio agire. Di fronte ad un altro essere umano, donna ma anche uomo, di fronte ad un altro essere vivente ed anche di fronte ad un altro essere non vivente. Uno stare al mondo in cui l'altro non è me, uno stare al mondo in cui io mi sento parte di un reticolo e non il centro di una raggiera, uno stare al mondo in cui l'altro non diventa mai oggetto neanche quando è un essere non vivente.
La cultura patriarcale da cui veniamo annulla la differenza sia quando attribuisce alle donne la stessa modalità di stare al mondo degli uomini nell'illusione del neutro-universale, sia quando considera l'altro o l'altra come un oggetto e quindi privo di un sentire, di un pensare e di un agire.
Anche la sessualità deve fare i conti con questa cultura.
Senza voler generalizzare io credo che l'interesse maschile per una donna nasce nella misura in cui essa risponde a dei precisi e ben radicati criteri, l'età, l'estetica, la seduzione, il compiacimento, la sottomissione...
Spesso da giovane mi sono sentito in un certo senso "disturbato" da questo impulso per cui di fronte ad una donna piacente il pensiero indugiava sulla possibilità o di avviare un rapporto di coppia o comunque di andarci a letto. Perdendo in questo modo la relazione che già c'era. E da sposato invece ho spesso provato l'agio e la libertà di stare in relazione con donne anche piacenti senza io, innanzitutto, sentirmi dentro a quel copione di prima, e senza essere percepito, dall'altra parte, come il solito uomo interessato solo a quella cosa là.
Non che l'essere sposato mi abbia tolto di per sé da questo impulso, perché il mio immaginario erotico non è cambiato molto e io ho comunque bisogno di essere vigile per non cader in una sorta di dipendenza dall'oggetto del desiderio, che può essere una fantasia, un'immagine, una donna in carne ed ossa. Dipendenza che comporta sempre un'assenza di relazione. L'immaginario con cui io mi trovo a fare i conti è appunto quello di una sessualità senza relazione e senza responsabilità, una sessualità che immagina l'altra come oggetto e che proprio per questo ho vissuto a lungo con senso di colpa. E contro il quale a poco serve la volontà, un po' come quell'amica di Carla i cui sogni erotici erano popolati solo da uomini di potere. Fare i conti con questo immaginario ha significato per me riconoscere la mia provenienza, la mia partecipazione a questa cultura che sente l'altro come oggetto da usare se porta piacere o da scartare se porta dolore. E non è stato facile perché questa consapevolezza mi lasciava un'immagine di me piuttosto scadente.
Ma d'altra parte confusamente percepivo di essere anch'io vittima di una corruzione dell'istinto sessuale che all'origine forse non era così e che nel racconto biblico della caduta si manifesta nella coscienza della nudità dei corpi e nel bisogno di coprirli. Cosa che secondo me segnala il passaggio da una sessualità libera ed innocente ad una sessualità controllata e strumentalizzata. secondo un punto di vista maschile che vive come una minaccia di perdizione la seduzione che può emanare un corpo di donna e che forse è il retaggio della paura dell'onnipotenza della madre.
Ma la seduzione forse è un adattamento di sopravvivenza messo in campo dalle donne. Un adattamento simmetrico all'assoggettamento della sessualità femminile da parte dei maschi e che non esce quindi dalla logica del controllo. Gli uomini hanno le loro strategie per difendersi dalla seduzione ma spesso non ci riescono e si fanno menar per il naso a volte in modo ridicolo. Soprattutto questa paura della seduzione ci impedisce spesso di accorgerci dell'amore autentico che può esserci in una relazione. Perché anche l'amore, se riconosciuto ed accolto, fa saltare i nostri punti di ancoraggio e ci costringe ad affidarci ai flutti della vita. Andrea Lavagnoli e Luisa Muraro ad Asolo 2005 parlavano di un'ottusità degli uomini nel riconoscere l'amore.
Fa parte forse della corruzione dell'istinto sessuale anche questa idea piuttosto monotona e limitata di piacere per cui come ci è difficile a volte riconoscere l'amore così altre volte siamo incapaci di godere delle scoperte, dei frutti che un'autentica relazione di differenza può produrre. Carla parlava del piacere con cui sua madre l'accudiva da piccola. Lo stesso piacere l'ho visto in mia moglie con i nostri figli piccoli. Ma quando toccava a me io sentivo di più la fatica che non il piacere.
lo riconosco che nella relazione di differenza con voi sono nate cose nuove. Carla parlava del piacere della creatività all'interno di una relazione di differenza. Ed è un piacere che io sto provando, è il piacere della scoperta, è il piacere di intuire nuove prospettive per l'azione politica. Ma questo piacere mi riesce difficile pensarlo come conseguenza dell'esercizio della mia sessualità.
O forse che dietro c'è il sottinteso che questo genere di piacere non è cosi potente per un uomo come quello sessuale in senso stretto? O forse ancora che, come dice il proverbio "quando il corpo si fa frusto l'animo diventa giusto", io non mi sento ancora vecchio e non ho ancora imparato ad esercitare la mia sessualità in altre dimensioni? Non lo so.Ma è con curiosità ed anche con un po' di distacco che mi sto osservando.

Spinea, 21 Aprile 2006