Ho imparato in questi anni a riconoscere la relazione di differenza come uno
stare al mondo che mi interroga in modo radicale nel mio essere, nel mio sentire,
nel mio pensare, nel mio agire. Di fronte ad un altro essere umano, donna ma
anche uomo, di fronte ad un altro essere vivente ed anche di fronte ad un altro
essere non vivente. Uno stare al mondo in cui l'altro non è me, uno
stare al mondo in cui io mi sento parte di un reticolo e non il centro di una
raggiera, uno stare al mondo in cui l'altro non diventa mai oggetto neanche
quando è un essere non vivente.
La cultura patriarcale da cui veniamo annulla la differenza sia quando attribuisce
alle donne la stessa modalità di stare al mondo degli uomini nell'illusione
del neutro-universale, sia quando considera l'altro o l'altra come un oggetto
e quindi privo di un sentire, di un pensare e di un agire.
Anche la sessualità deve fare i conti con questa cultura.
Senza voler generalizzare io credo che l'interesse maschile per una donna nasce
nella misura in cui essa risponde a dei precisi e ben radicati criteri, l'età,
l'estetica, la seduzione, il compiacimento, la sottomissione...
Spesso da giovane mi sono sentito in un certo senso "disturbato" da
questo impulso per cui di fronte ad una donna piacente il pensiero indugiava
sulla possibilità o di avviare un rapporto di coppia o comunque di andarci
a letto. Perdendo in questo modo la relazione che già c'era. E da sposato
invece ho spesso provato l'agio e la libertà di stare in relazione con
donne anche piacenti senza io, innanzitutto, sentirmi dentro a quel copione
di prima, e senza essere percepito, dall'altra parte, come il solito uomo interessato
solo a quella cosa là.
Non che l'essere sposato mi abbia tolto di per sé da questo impulso,
perché il mio immaginario erotico non è cambiato molto e io ho
comunque bisogno di essere vigile per non cader in una sorta di dipendenza
dall'oggetto del desiderio, che può essere una fantasia, un'immagine,
una donna in carne ed ossa. Dipendenza che comporta sempre un'assenza di relazione.
L'immaginario con cui io mi trovo a fare i conti è appunto quello di
una sessualità senza relazione e senza responsabilità, una sessualità che
immagina l'altra come oggetto e che proprio per questo ho vissuto a lungo con
senso di colpa. E contro il quale a poco serve la volontà, un po' come
quell'amica di Carla i cui sogni erotici erano popolati solo da uomini di potere.
Fare i conti con questo immaginario ha significato per me riconoscere la mia
provenienza, la mia partecipazione a questa cultura che sente l'altro come
oggetto da usare se porta piacere o da scartare se porta dolore. E non è stato
facile perché questa consapevolezza mi lasciava un'immagine di me piuttosto
scadente.
Ma d'altra parte confusamente percepivo di essere anch'io vittima di una corruzione
dell'istinto sessuale che all'origine forse non era così e che nel racconto
biblico della caduta si manifesta nella coscienza della nudità dei corpi
e nel bisogno di coprirli. Cosa che secondo me segnala il passaggio da una
sessualità libera ed innocente ad una sessualità controllata
e strumentalizzata. secondo un punto di vista maschile che vive come una minaccia
di perdizione la seduzione che può emanare un corpo di donna e che forse è il
retaggio della paura dell'onnipotenza della madre.
Ma la seduzione forse è un adattamento di sopravvivenza messo in campo
dalle donne. Un adattamento simmetrico all'assoggettamento della sessualità femminile
da parte dei maschi e che non esce quindi dalla logica del controllo. Gli uomini
hanno le loro strategie per difendersi dalla seduzione ma spesso non ci riescono
e si fanno menar per il naso a volte in modo ridicolo. Soprattutto questa paura
della seduzione ci impedisce spesso di accorgerci dell'amore autentico che
può esserci in una relazione. Perché anche l'amore, se riconosciuto
ed accolto, fa saltare i nostri punti di ancoraggio e ci costringe ad affidarci
ai flutti della vita. Andrea Lavagnoli e Luisa Muraro ad Asolo 2005 parlavano
di un'ottusità degli uomini nel riconoscere l'amore.
Fa parte forse della corruzione dell'istinto sessuale anche questa idea piuttosto
monotona e limitata di piacere per cui come ci è difficile a volte riconoscere
l'amore così altre volte siamo incapaci di godere delle scoperte, dei
frutti che un'autentica relazione di differenza può produrre. Carla
parlava del piacere con cui sua madre l'accudiva da piccola. Lo stesso piacere
l'ho visto in mia moglie con i nostri figli piccoli. Ma quando toccava a me
io sentivo di più la fatica che non il piacere.
lo riconosco che nella relazione di differenza con voi sono nate cose nuove.
Carla parlava del piacere della creatività all'interno di una relazione
di differenza. Ed è un piacere che io sto provando, è il piacere
della scoperta, è il piacere di intuire nuove prospettive per l'azione
politica. Ma questo piacere mi riesce difficile pensarlo come conseguenza dell'esercizio
della mia sessualità.
O forse che dietro c'è il sottinteso che questo genere di piacere non è cosi
potente per un uomo come quello sessuale in senso stretto? O forse ancora che,
come dice il proverbio "quando il corpo si fa frusto l'animo diventa giusto",
io non mi sento ancora vecchio e non ho ancora imparato ad esercitare la mia
sessualità in altre dimensioni? Non lo so.Ma è con curiosità ed
anche con un po' di distacco che mi sto osservando.
Spinea, 21 Aprile 2006