Desidero farmi sentire e non so se le parole troveranno la strada per uscire.
Tutti questi discorsi sul sesso, un argomento per il quale non ho votato ad
Asolo…
La lista delle domande sul depliant mi suonava estranea e oscura, ma mi hanno
toccata le parole vive degli altri e delle altre che ringrazio.
Un uomo mi dice “ma non sei contenta che ti desidero così tanto?” quando
tutto quello che desidera è entrare nel mio corpo. Mi desidera così tanto
da essere accecato, reso sordo e non capire quel che tento di comunicargli:
questo “grande bisogno” maschile!
Eppure se siamo a questo punto è dipeso anche da me che ho rinunciato
a fare la mia parte. Per tanti motivi – forse anche l’avversione
a esercitare potere, la difficoltà a tenere l’altro sulla corda,
non sono di quelle donne che menano per il naso, come dice un nostro amico,
prima di tutto perché non ne sono capace, ma anche per una questione
etica, le volte che l’ho fatto poi mi sono sentita in colpa – allora,
per tanti motivi, non ultimo quello che lui è marito di un’altra
e mi sembrava immorale perfezionare troppo la nostra relazione fisica (mentre
per quella spirituale non ho remore) ma anche perché io sono una che
si accontenta - e gode.
Alla lunga, però, a forza di cedere, mi sono ritrovata costretta in
un angolo senza più spazio per muovermi, mi sento soffocare e se non
faccio accadere qualcosa io, qualcosa accadrà a me – di non troppo
piacevole.
Nelle esperienze sentite, due uomini sembrano incapaci di non provare desiderio
fisico per le donne attraenti – a meno di non entrare in relazione, conoscerle.
Una donna sembra che non abbia mai avuto attrazione per il sesso e il corpo
maschile.
Faccio fatica a comprenderlo. Pur avendo avuto anch’io una storia di
repressione e disagio nei confronti della sessualità e anche del corpo
tout-court, mi sono ritrovata in certe circostanze come calamitata in modo
assolutamente irresistibile verso un uomo. Sia che ne fossi davvero innamorata
sia – almeno in un caso che ricordo – con una persona appena conosciuta,
ben sapendo che era una breve parentesi.
Sono una timida sempre stata a disagio con gli uomini, poco abituata a frequentarli,
a cominciare dai giochi e dalle scuole (non ho parole per descrivere il danno
che fa la divisione dei sessi a scuola). Questo disagio era pienamente ricambiato,
finché non ho preso a frequentare, intorno ai venti anni, ambienti artistici
dove finalmente mi sono sentita apprezzata.
Ha cominciato a delinearsi cosa mi attraeva. La sensibilità alla bellezza
mi faceva desiderare riprodurre e toccare quello che mi “impressionava”.
Così, da un lato uomini/ragazzi con bellezza, fragilità, dall’altro
uomini anche paterni fra le cui braccia accoccolarsi.
La questione non è chiusa – se non che nell’ammirare/amare
la bellezza, anche quella femminile, non c’è alcun bisogno di
seduzione, non c’è un indugiare sul pensiero sessuale che pure
ovviamente affiora e il pericolo di essere vista in tale modo dagli altri è chiaro
e preoccupante… soprattutto ora che sto invecchiando!
Spinea, 25 Aprile 2006