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Quale è il rapporto tra sessualità e libertà? E questo rapporto influisce sulle pratiche politiche?

di Riccardo Da Lio

La sessualità è uno stato del mio essere. Essere uomo mi qualifica per qualcosa che io sono. Questo essere, questa soggettività è connotata da evidenze fisiche e psicologiche che differenziano il mio stare nel mondo dal genere femminile.
La sessualità è una forza che mi induce a trovare il mio completamento nella relazione con la femminilità ed è tale l'intensità di questa forza che io non potrei immaginare un mondo senza la dimensione femminile.
Ma questo movimento attrattivo è come un fluire e rifluire delle onde del mare, sprigiona una grande energia che non si esaurisce e che non consente un appagamento vero, definitivo. Eppure questa tensione vive sempre in me ed è il motore del mio agire quotidiano.
Pertanto, la mia sessualità, nel suo movimento di unità verso l’altro sesso, mette in gioco notevoli forze, che si esprimono a livello fisico, ma soprattutto a livello psicologico/ spirituale nelle relazioni che intrattengo con gli altri e nelle manifestazioni del mio essere interiore.
La libertà è una condizione del vivere insieme con gli altri uomini e della mia interiorità. E Io sono libero se non sono obbligato a fare ciò che non voglio fare, ma anche sono libero se posso essere autonomo nel fare delle cose, se ho spazio di iniziativa, se ho possibilità di esprimere me stesso. E' questa una libertà civile, che si rapporta alla convivenza con altre persone.
Sono altresì libero se i miei atti non sono determinati da stimoli o da bisogni indotti, se raggiungo un equilibrio con me stesso in modo da non dipendere dai miei istinti e dalla mia emotività. Mi sento libero se riesco a distaccarmi dagli affari del mondo e raccogliermi in me stesso. E' questa la libertà interiore.
In entrambi i casi, sia la sessualità che la libertà hanno bisogno di essere messi in relazione, di essere condivisi e non di essere usati per fini propri ed individualistici, o di essere rimossi come fossero realtà estranee al nostro essere uomo e donna.
Se la sessualità viene vissuta solo come piacevole sensazione individuale, non può che produrre fugaci piaceri, ma lasciare un vuoto interiore. Così pure la libertà, se resta chiusa nell'ambito del soddisfacimento personale, se assume l'aspetto del consumismo, dell'accumulazione senza limiti, del fare ciò che voglio, si rivela illusoria e frustrante.
Allo stesso modo se la sessualità viene rimossa la nostra vita diventa arida; se la libertà non viene cercata come l'aria che respiriamo, saremo sempre dipendenti da qualcuno a o da qualcosa.
Sessualità e libertà devono essere messe in relazione con la sessualità e la libertà degli altri; in ciò sta la ricchezza della nostra condizione esistenziale. Quanto consolante e rasserenante è sentirsi solidali con gli altri e condividere speranze, ideali, sofferenze.
Sessualità e libertà possono essere messe anche in relazione con un Tu esterno a noi; anche l'esperienza religiosa può costituire una forma attraverso la quale scoprire il senso e il valore della sessualità e della libertà
Ma il fatto di mettere in relazione la propria sessualità e la propria libertà non significa che gli effetti siano sempre positivi per progredire nell'amore, nella libertà e in sintesi nella realizzazione personale. Nella nostra interiorità sono presenti forze spesso contraddittorie; l'amore lascia il posto all'odio e il desiderio di pace viene sopraffatto dal bisogno di confliggere
Questa contraddittorietà può generare forme oppressive, di violenza, di sfruttamento, o scadere in forme acritiche, integraliste e discriminanti.
La sfida che tutti noi dobbiamo affrontare è quella di verificare continuamente il senso dei nostri pensieri e delle nostre azioni, di saper accettare i limiti imposti dalla relazione con l'altro, di predisporci continuamente a vivere in comunione ricercando l'unità interiore ed esteriore.
Questo rapporto influisce sulle mie pratiche politiche? Certamente.
Attraverso la politica la società civile organizza e gestisce la convivenza tra le persone in modo da assicurare ai cittadini il soddisfacimento di alcuni bisogni elementari e un maggior grado di benessere, di crescita culturale, di assistenza sanitaria e sociale.
Ma vi è in me la coscienza della relatività di tutte le forme di organizzazione sociale e della necessità di sottoporre continuamente a verifica le regole e le forme del vivere civile, in modo da perseguire un continuo processo di liberazione personale e sociale, traguardi di autonomia personale sempre più ampi e maggiore consapevolezza del nostra esistenza personale e comunitaria.
La riflessione critica è l'essenza di ogni politica autentica (distinta da ciò che è il mero esercizio del potere). Se è assente questo spirito critico e la capacità di riesaminare continuamente i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni, potremmo finire per provare orgoglio di ciò che abbiamo raggiunto anziché provare vergogna.

Spinea, Aprile 2006