Cos'è per me la libertà? Ed io mi sento libera? Risponderò a
tali domande forse in modo scontato, non originale: la libertà è un
processo continuo che mette in gioco l’individuo, che gli fa rivedere
ciò che sembrava certo ed acquisito, che lo porta a scontrarsi con altri,
ma che dà senso e valore all'esistenza.
Detto questo, mi chiedo se io mi sento libera. Mi sento libera quando mi sento
me stessa, quando mi sento accettata per quella che sono, quando non mi sento
giudicata, quando non devo fingere. Sono comunque consapevole che non sempre
si verificano tali condizioni perché nel quotidiano, esperienza insegna
che, a volte, è necessario o si accetta il compromesso, la mediazione
per continuare una relazione familiare, amicale, lavorativa.
Mi viene in mente il mio mondo di lavoro: ripercorrendo i miei anni di attività,
ricordo con piacere e nostalgia gli anni '70 in cui io e altri colleghi, complice
il clima idealistico e contestatario di quel momento storico; abbiamo lottato
per realizzare ciò che ritenevamo giusto; ciò che noi riconoscevamo
come valori di vita ma anche come obiettivi educativi: la scoperta e la valorizzazione
del singolo, la cooperazione, la difesa del diritto di rendere pubblico il
nostro modello di scuola e la laicità della stessa. Tali posizioni ci
hanno contrapposto alle autorità: il Direttore Didattico per la scuola,
il Parroco per la Chiesa, alcuni genitori per la Famiglia tradizionale. In
quegli anni le lotte nella scuola e nel sociale erano frequenti, per cui mi
rendo conto di non rivelare nulla di originale; però in quel periodo
ho assaporato la libertà perché avevo un settore della mia vita
che gestivo io. Inoltre ho pure assaporato il senso del rispetto, della considerazione,
dell'autorevolezza che mi veniva riconosciuta dalle persone con cui lavoravo
ed ero in relazione.
Tutto sommato, anche in seguito, nell'ambiente di lavoro mi sono sentita me
stessa perché non ho rincorso il potere né ho sentito l'esigenza
di accattivarmelo, proprio per questo mio desiderio di non fingere, di non
essere usata e di non scendere a compromessi.
L'altra tappa importante per acquisire una diversa modalità di libertà è stata
la relazione di coppia prima e dopo il matrimonio. Ricordo che anche allora
era forte il desiderio di essere me stessa, di venire riconosciuta nella mia
specificità femminile (cosa che solo adesso mi è più chiara,
grazie al gruppo che frequento). Questo aspetto è stato uno dei motivi
di scontro con Carlo perché c'erano due sensibilità, due modalità diverse
di rapportarsi all'altro e agli altri che non si capivano e che quindi confliggevano.
Io per carattere non accetto imposizioni né intromissioni "esterne" nella
mia vita e in quella di coppia. Avvertivo forte il sentimento della mia libertà e
specificità che dovevo difendere; desideravo ottenere rispetto e considerazione.
Ma non era così semplice perché alcuni schemi mentali erano ancora
troppo radicati, non tanto in Carlo, ma nell'ambiente familiare che mi circondava:
la donna posta su un gradino un po' più basso rispetto all'uomo, la
donna che non deve essere indipendente e sicura di sé, ma arrendevole...
Per imporre, per far riconoscere ed essere me stessa ho dovuto quindi confliggere.
Fortunatamente avevo un modello e un supporto in mia madre: anche lei in tempi
diversi e più difficili aveva affrontato le sue battaglie per sganciarsi
o indebolire quegli stessi stereotipi. Da mia madre, dai suoi conflitti in
difesa della sua libertà di donna, io ho assimilato il valore della
libertà e della coerenza con me stessa.
Nella relazione di coppia non è sempre stato possibile essere completamente
me stessa: ho dovuto, a volte, rinunciare a ulteriori conflitti, rivedere certe
mie posizioni per restare in relazione. Un esempio potrebbe essere la divergenza
nell'impostare il rapporto con nostro figlio oppure la difficoltà che
ancora incontro nel confliggere e successivamente nel chiarire i motivi del
dissenso perché Carlo, nei momenti di conflitto, talora esplode oppure
si chiude in se stesso, anziché analizzare la situazione o porsi in
discussione.
Naturalmente in questi momenti di silenzi, di rinunce, di accettazioni, di
non chiarezza ho sofferto perché non mi sono sentita me stessa, e mi
sembrava quasi di essermi tradita da sola.
Comunque, e concludo, è proprio grazie alle amicizie e alle relazioni
di cui ho goduto in questi anni e al gruppo di “Identità e Differenza” a
cui partecipiamo entrambi, che mi sono resa conto innanzitutto di ciò che
mi faceva e continua a farmi confliggere con Carlo, ovvero la consapevolezza
del mio essere differente, un sentimento di diversità che ho sempre
avvertito, ma che non avevo ancora elaborato; e poi ho gustato e apprezzato
il progresso che si è verificato nella nostra relazione, nel senso che
ora risulta meno problematico confliggere e discutere, anche se il percorso
non è affatto concluso e la mia libertà rimane un obiettivo per
cui so che dovrò ancora lottare, proprio anche per non perdere ciò che
ho già conquistato.
Spinea, 16.01.2007
Donatella De Pieri