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Contributo al Laboratorio

di Giannarosa Marino

Nei nostri precedenti incontri si è discussa la prima delle domande che il laboratorio si pone: "Nelle nostre relazioni, abbiamo individuato mementi di reale libertà? Queste hanno portato a una condizione di libertà stabili, o sono stati momenti sporadici?". Sono emerse percezioni differenziate della libertà: libertà come spazio in cui esprimersi, libertà come metro di misura delle relazioni, libertà come percorso di crescita.
La mia esperienza mi fa individuare la libertà come punto di partenza e nello stesso tempo, paradossalmente, condizione e punto di arrivo di un percorso. La mia separazione coniugale ha segnato il punto di partenza di un cammino nuovo, facendomi uscire da percorsi dati e convenzionali. Mi sono aperta spazi nuovi per coltivare e sviluppare interessi e relazioni - libertà per la mia crescita personale, sociale e politica.
Nelle relazioni sentimentali successive al mio matrimonio ho continuato a coltivare il sogno - e il progetto - della relazione come scambio e arricchimento reciproco. Ho constatato sulla mia pelle la difficoltà degli uomini, con modalità diverse l'uno dall'altro, oltre che di certo da quelle del mio ex-marito, scopertamente egoista e cinico, a vivere i rapporti ispirandosi alla simmetria e alla complementarietà. Ho trovato uomini diversi per età e di tante culture prigionieri di una trasversale rappresentazione patriarcale dei rapporti che li porta comunque loro malgrado, anche quelli animati dalle migliori intenzioni, e impostare relazioni basate sulla completa disponibilità, praticamente una resa, da parte della compagna e della protezione/controllo da parte loro.
Ma nel vissuto mio e quello di altre donne con cui mi sono confrontata ho trovato le prigioni del genere femminile evocate da un'altra delle domande del laboratorio "Come viviamo i legami affettivi tra desiderio di libertà e paura della perdita?". Ho un carattere sentimentale, romantico e in parte tragico che mi crea ansia della perdita in relazioni certamente non codificate e non ancora stabili, ansia che supera le ragioni reali, situazioni cioè in cui non rischio di perdere davvero il compagno o in cui l'eventuale "perdita" non sarebbe in realtà un danno. Quest'atteggiamento, comune ad altre singles e amiche con cui mi sono confrontata e con cui ho condiviso la quotidianità della vita sentimentale, vedo che provoca nell'altro questa reazione: la sua eccessiva responsabilizzazione del malessere della compagna appesantisce sentimentalmente ed ha come esito la fuga. La sicurezza della donna richiama spesso invece un rapportarsi parco di slancio, impegno e tenerezza in presenza del mantenimento degli spazi di lei, un comportamento che dice: "Ti amo se tu vivi per me, ti amo se tu mi consegni il tuo tempo e la tua libertà".
È questa una modalità relazionale che in realtà nega proprio l'amore, basata su un rapporto di potere, affetto in cambio di sottomissione, mentre l'amore è dono gratuito e gioioso. Non vi è richiesta o pretesa, né sensazione di perdita di se stessi in un rapporto di vero amore, perché si dà e si riceve in modo molto naturale, si riceve mentre si dà. La libertà dell'essere non può essere un prezzo da pagare per l'amore, al contrario sono convinta invece sia proprio il presupposto dell'amore, perché gli spazi di libertà rendono possibile una piena consapevolezza di sé, e solo chi è nella pienezza di sé ha da donare all'altro. Un essere pieno e completo è naturalmente portatore della sua differenza, ma da chi avrei da ricevere se non da chi mi porta un mondo che non conosco, qualcosa di differente e nuovo, di diverso da quello che ho/ che sono già?
Un rapporto di vero amore richiede naturalmente molto coraggio, perché si tratta di ascoltarsi e di viversi al di fuori di schemi dati, che sono un vero e proprio recinto, fonte sì di protezione e riparo e magari anche di puntello, ma anche di limitazione. Coraggio ci vuole perché a vivere autenticamente ognuno è portatore della propria differenza, e la differenza genera naturalmente conflitto. Il conflitto va quindi accettato, ma agito con nonviolenza, con modalità cioè non aggressive,ma certamente assertive.
Sulla domanda stimolo in fondo "le relazioni che ci hanno trasformato" direi che le relazioni di vero amore sono certamente relazioni che trasformano, perché nella comunicazione e lo scambio si riceve la differenza, e questa ricezione non può naturalmente lasciarti uguale a prima. Personalmente, non avendo trovato fino al momento presente relazioni d'amore, non posso dire che ci sia stata una relazione che mi ha trasformata, anche se posso dire che ciascuna relazione mi ha cambiata un po', è stata un utile tassello nel mio percorso di crescita. Quella che mi sta trasformando è probabilmente la mia presente relazione, che è recente, nuova e sperimentale. In questa sto vivendo qualcosa che non avevo mai vissuto prima. Dopo il primo periodo idilliaco, tipico dell'innamoramento, il mio compagno ed io abbiamo avuto un momento di crisi profonda, dovuta a un'impostazione tradizionale, nella sua mente, di rapporto di coppia. Con assertività ho affermato la mia esigenza di spazi, che pian piano è stata accolta, e c'è stato un riavvicinamento. Da lui e dalla sua differenza sto ricevendo qualcosa di molto bello e utile per la mia crescita personale, un senso di ordine che è costruzione di bellezza e armonia. E lui percepisce in me, nella mia irregolarità e bizzarria, qualcosa che lui non ha e sento che vorrebbe, cioè il mio coraggio di esplorare e rischiare accettando la diversità e la molteplicità, che permette di raggiungerci a ciò che non ci raggiungerebbe mai se ci aggrappiamo alle certezza di ciò che ci ha sempre circondato e abbiamo sempre vissuto. La permeabilità dei miei confini mentali è qualcosa che permette di librarsi verso l'infinito. Non so cosa succederà da adesso in poi. È una scommessa.

Giannarosa Marino

Spinea, 16 Gennaio 2007