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Attingendo dall'esperienza...

di Manuela Dal Soldą

Parlare di libertà credo sia molto complicato. C’è chi parte dal desiderio personale e razionalizzandolo si sente già libero, chi vorrebbe usare un’idea di libertà come metro di misura nelle relazioni, chi si lascia guidare dal proprio sentire e con questo percepisce anche la libertà o meno di chi ha di fronte, chi preferisce fare i conti con il senso di sé a prescindere dagli altri. Chi ancora pensa alla libertà come uno spazio senza confini e non si accontenta, chi di uno spazio senza condizionamenti per meglio restare coerenti con sé stessi. Chi ancora misura la libertà nella possibilità di esprimersi nell’agio nelle relazioni se gli altri mostrano interesse. Un po’ mi ritrovo in ognuna di queste espressioni anche se personalmente sono sempre stata cauta a parlare di libertà perché per me è stata ed è una lenta conquista, non tanto nella libertà del fare e del muoversi per cui non mi sono mancate le occasioni, avendo avuto genitori tutt’altro che autoritari, ma una lenta conquista nella consapevolezza del mio essere in sé e del mio essere in relazione con gli altri, e poiché le relazioni si evolvono o cambiano, c’è sempre qualcosa da rivedere.

La libertà e l’antico sapere femminile

Credo di aver iniziato a sentirmi libera nelle prime riunioni al femminile (primi anni 70), le ricordo con molta tenerezza, probabilmente perché ero ventenne o forse perché ero ancora nella mia amata Venezia. A quel tempo alcune giovani donne, impegnate politicamente, organizzavano incontri nei quartieri popolari per parlare di contraccezione e prevenzione all’aborto. Allora c’erano donne con corone di figli che per abortire andavano dalle mammane o si buttavano dalle scale, comunque a parte le problematiche di quegli anni, mi rendo conto che lì ho iniziato a percepire la differenza sessuale, quel particolare dirsi tra donne che parte dai sentimenti, da quel sentire troppo spesso etichettato come scomoda emotività, lì ho iniziato a gustare, nonostante i drammi personali di alcune, la libertà di stare tra persone dello stesso genere, e in quel caso non in competizione tra loro. Il dirsi di alcune, l’esporsi di altre, il raccontare di altre ancora ha fatto sì che io rivalutassi il sapere femminile di mia madre e delle mie nonne e di altre che, non avevo negato, ma al quale fino ad allora non avevo dato il giusto valore.
Tanto è vero che poi, quando mi sono avvicinata ai gruppi più politici, ho sentito subito che quel sapere non veniva considerato.

La libertà nella relazione con il maschile.

E con il maschile? Il “bravo” ragazzo che amavo, che si era dato tanto da fare nei gruppi dei cristiani per il socialismo prima, nel movimento studentesco poi, mi ha fatto credere inizialmente di poter costruire qualcosa con lui, per poi lasciarmi dicendomi che non ero abbastanza politicizzata.
Allora fui salvata dall’affetto materno di una cara collega più grande di me (di lei ricordo il morbido abbraccio) che mi fece conoscere sua sorella, della mia età, e le sue amiche. Fu così che incontrai Loretta, la mia prima maestra di politica. Con lei ci fu da subito una grande intesa, anche se era molto diversa da me, si presentava razionale, decisa e determinata, ma in realtà era molto fragile. Con lei mi avvicinai ai gruppi femministi e lì ho capito che era giusto come donne prenderci la libertà di decidere sul nostro corpo, ma mi faceva paura la rabbia di alcune verso il maschile.
Una volta dissi a Loretta:” C’è qualcosa che non mi quadra, qui sono tutte arrabbiate e lesbiche e non vogliono gli uomini, non mi va….” E poiché allora non mi veniva una motivazione politica aggiunsi:” …Io voglio poter sperare ancora d’incontrare il mio principe azzurro….” Credevo mi avrebbe riso in faccia, invece mi guardò seria con i suoi penetranti occhietti verdi e mi rispose:”Anch’io”. E ridemmo insieme.
Da allora ci trovavamo in un piccolo gruppo per fare valutazioni sul femminismo, allora si chiamava autocoscienza, e fu l’inizio per una sempre più importante consapevolezza di me.
Eravamo d’accordo che non si doveva fare l’errore di sostituirci all’uomo né di escludere il mondo maschile. Anche se ancora inconsapevolmente sentivamo l’esigenza di prendere in considerazione la differenza sessuale.
Ma il principe azzurro non arrivò per nessuna di noi e ogni relazione con il maschile ce la dovemmo sudare.
Lei con il suo compagno aveva un rapporto talmente conflittuale che era uno strazio vederli, si contrapponevano in un continuo rapporto di forze lacerante.
Io mi rimisi con il mio ex “bravo” ragazzo che intanto, tra uno sciopero e l’altro, era tornato dicendomi che forse si poteva ricominciare, e a me, ancora innamorata, non sembrò vero.
Ma quando la consapevolezza del mio essere donna cominciò a crescere e smisi di essere solo la sua ombra, lui non capì che sarebbe stato un arricchimento per entrambi. Il “bravo” ragazzo che io tanto amavo si rivelò in tutto il suo essere egocentrico e megalomane e misogino e usò tutta la sua intelligenza e la sua bella dialettica per demolirmi su tutti i fronti. Il mio rispetto per lui lo chiamò debolezza di carattere, il mio desiderio di ricerca fu chiamata stupida esigenza mistica, ecc,.ecc. E vendeva così bene il suo fumo che tanti amici lo giustificavano e gli davano ragione. Ogni cosa che lui conosceva di me, anche la più insignificante, l’ha usata per tradurla in negativo contro di me, per demolirmi. Quando se ne andò, definitivamente questa volta, portandosi via dieci anni della mia giovinezza, allora veramente mi sentii come si fosse portato via l’intera mia vita.
Racconto tutto questo per far capire che quando c’è un legame affettivo forte ma non c’è desiderio reciproco di scambio e di costruire insieme, altro che libertà! C’è il rischio di cadere nella trappola del potere, affettivo in questo caso, che ti distrugge, così che, oltre la disperazione della solitudine affettiva, ti senti il nulla.
Io ebbi la fortuna che non tutti gli amici che avevamo in comune si fecero confondere dal suo essere brillante, due amiche in particolare mi furono molto vicine (Elda e Orietta).
E poi le donne di Spinea, Adriana in particolare, mi fecero sentire in famiglia a casa loro, alcune anche con i loro mariti e i loro figli.
Adriana mi coinvolse ulteriormente nella ricerca su “Persona e Comunità” con un gruppo culturale di Casanova Staffora (Pavia), dove imparai a conoscere meglio il mio desiderio e a partire da questo per relazionarmi con gli altri. Fu l’inizio di quella ricerca che continua ancora oggi, anche se con diverse sfaccettature.

Libertà e relazioni di qualità

Ancora una volta furono donne che mi aiutarono a non perdermi. Nel frattempo le batoste si sommavano: persi prematuramente e in modo tragico mio padre, uomo meraviglioso e solare.
Ritrovai un po’ di pace interiore nei silenzi dell’alta montagna, nella fatica ripagata dal poter spaziare con lo sguardo al di sopra del dolore umano, dove infinito e finito si sfiorano. E’ una passione che capisci solo se ce l’hai nelle vene. E’ questa che mi fece incontrare Dino, uomo semplice e schietto, poco amante delle chiacchiere e dei compromessi. Con lui ho potuto farmi una famiglia e far rinascere quel sacrosanto desiderio di avere un figlio che avevo dovuto soffocare prima. Ma la gioia per la piccola Giulia fu offuscata dalla terribile malattia di mia madre che fu costretta ad andarsene senza veder crescere la sua nipotina. Come mi manca ancor oggi, e ogni giorno di più, il suo fare dolce ed equilibrato, la sua sottile intelligenza, il suo saper stare al suo posto.
Col senno del poi penso che dopo tante batoste non avrei mai trovato la forza di riprendere in mano la mia vita, il mio desiderio di conoscenza e di giustizia, se non avessi avuto tante relazioni importanti, tanto scambio e tanto arricchimento.
Grazie anche però al mio modo di essere che non mi ha fatto buttar via, o rinnegare, niente delle esperienze passate. Ad esempio l’educazione religiosa e la frequentazione di gruppi cattolici fatta in gioventù, l’ho potuta recuperare con il lavoro di ricerca su “Il posto vuoto di Dio”,(grazie Adriana che mi hai coinvolta), sfociato nella pubblicazione dell’omonimo libro, che è una meravigliosa traduzione in lingua materna delle esperienze di tutti quelli che vi hanno partecipato.

Libertà e desiderio

Per me la libertà continua ad essere un percorso, in alcuni momenti una strada in piano, in altri una difficile salita da affrontare con corde e moschettoni.
L’attuazione di una reale libertà è, ed è stata, sempre strettamente collegata alla possibilità di vivere il mio desiderio di giusta comunicazione. E’ il mio punto forte, quella spinta propulsiva che mi fa inventare qualcosa di nuovo anche quando cado in basso, ma è anche ciò che mi può rendere più vulnerabile quando mi è negata la possibilità di agirlo. Ad esempio con le relazioni impossibili, con persone in malafede che si insinuano, mio malgrado, nella mia vita e mi attaccano proprio su quel punto, io ci ricasco ogni volta: penso di poter mettere a posto le cose parlando, o spiegando secondo me i fatti, mediando, cercando di far luce su ciò che è fondamentale per i rapporti corretti, ma niente, tutto mi ritorna indietro come boomerang e devo tirarmi da parte, e ricominciare, e cercare altre possibilità magari altrove, accettando mio malgrado che c’è chi non mi vede o non mi vuole vedere, chi mi vede come non sono, chi mi dà per scontata ecc.
Non nascondo che oggi, con tutto il malessere fisico e la solitudine psicologica dei miei 52 anni, a volte è facile farmi prendere dai rimpianti e dalla stanchezza. E mi mancano i miei, quel punto di riferimento forte di cui abbiamo bisogno, a prescindere dall’età. E mi rammarico che non ci sia più Loretta (morta troppo presto per leucemia) per parlare anche con lei oggi di tutto questo. Spesso ho pensato che dovevo andare avanti anche per lei, per i valori che avevamo in comune, per quella “libertà” che allora iniziava a balenarci davanti e che poi via via prendeva nome, corpo e forma nel dare senso al nostro essere femminile.
Sono comunque consapevole del privilegio che ho di poter continuare la ricerca oggi con le amiche e gli amici di Identità e Differenza, donne e uomini capaci di relazionarsi con qualità, non strumentalmente, nonostante tutte le difficoltà e le differenze. Grazie per l’ascolto.

Spinea, 15 Dicembre 2006

Manuela Dal Soldà