Ultimamente, dopo quasi ogni riunione, mi veniva come lo strano desiderio
di scrivere qualcosa, di raccontare. Sarà che questi argomenti li sento
particolarmente cari, sarà che in questo momento ho come bisogno di
fare il punto della situazione prima di partire… In ogni caso alla fine
mi sono seduta e ho cominciato…
E’ un po’ difficile per me districare la matassa della memoria,
dare un ordine logico/cronologico alle cose, ma ci proverò.
Mia madre è sempre stata una persona importante e allo stesso tempo
ingombrante nella mia vita. Importante per infiniti motivi, innanzitutto perché sapeva:
sapeva ascoltarmi, sapeva coinvolgermi, sapeva incoraggiarmi. Ma soprattutto
per come era. Intendo dire, avevo davanti a me una donna che non solo sapeva
ma che sapeva perché era. Mi spiego meglio, quando mia madre diceva
qualcosa, qualsiasi cosa, era “realtà”, lei non solo ci
credeva ma lo faceva. Lei era reale. E proprio per questo era ingombrante.
Durante l’infanzia credo di aver adorato mia madre. Era la mia famiglia
intera. Era madre accogliente e discreta e padre severo e sicuro. Ma quando è cominciata
la mia adolescenza le cose sono cambiate. Ho iniziato a sentire quello strano
torpore tipico di quegli anni, la voglia di scappare, di fare cose stupide,
di essere diversi e accettati allo stesso tempo. Parlavo poco con lei, sognavo
solo il momento in cui sarei potuta scappare in California, per diventare una
surfista. Ero inquieta e triste, volevo solo lasciarmi coccolare da questo
malessere senza che nessuno venisse a riportarmi alla realtà.
Man mano che crescevo le cose peggioravano, ero sempre più insofferente,
arrabbiata e sola. Diciamo pure che mi impegnavo parecchio per esserlo. E mia
madre era sempre lì, ma in fondo anche lei era un po’ insofferente,
triste e sola. E io per quanto provassi ad allontanarmi da lei continuavo ad
assomigliarle spaventosamente.
Ho perseguito il mio scopo a lungo. Poi un giorno, ce l’ho fatta: L’HO
DISTRUTTA!
Inconsciamente avevo afferrato qual’era la strategia “vincente”,
avevo compreso qual’era la parte più viva di mia madre… ero
io…
E così l’ho fatto, ho distrutto me stessa per distruggere lei.
Avevo solo 15 anni, ma quest’esperienza è stata così forte
da rivoluzionare il mio modo di percepire la realtà. Mi sono trovata,
tutta un tratto sola, confusa, responsabile... Mi sentivo di aver distrutto
tutto ciò che avevo: il mio corpo, la mia anima, le relazioni più importanti.
Credo che a volte si abbia come il bisogno di toccare il fondo per darsi la
spinta, per ripartire. E così ho fatto.
In quel momento non me ne rendevo conto, ci ho messo 7 anni e un sacco di vita
per capire.
Qualche tempo dopo ho scritto queste parole:
IL RISVEGLIO
Una mattina mi sono svegliata tra le rose
Il loro aroma
Il loro tatto vellutato
Mi ha ridestato da un incubo di ombre.
Ho aperto gli occhi
E la sorpresa di quell’istante
Mi ha insegnato
A conoscere ciò che amavo
E ad amare ciò che conoscevo.
Di quel gelido coma
Portavo ancora nel ventre
Gli sfregi e i falsi sorrisi.
Ed ora giungevo a ciò che mi aveva portato lì
A quel sapore di infinito e assurdo
Che mi riscalda le lenzuola
Finalmente il ricordo di chi a quel coma
Aveva reso sapori e rumori inattesi
Spiriti gentili di straordinaria bellezza.
A tratti piangevo per le emozioni!
Era un riscoprire un mondo sofferto
E tutto ciò era simile ad una carezza.
Poi mia madre ed io abbiamo ricominciato a parlare. Credo che in quel momento
abbiamo anche ricominciato a vivere. Si, credo sia stato quello ri-inizio di
tutto.
Poi è stata tutta una reazione a catena. Per meglio dire, adesso mi
pare come un’esplosione di avvenimenti che si sono susseguiti rivoluzionando
la nostra vita portandoci fin qui. Ma all’epoca sentivo solo la fatica
della risalita. Mi stavo conquistando il mio “volto di realtà”.
Spinea, 16.02.2007
Sara Dal Gesso