﻿{"id":341,"date":"2015-10-19T07:57:00","date_gmt":"2015-10-19T07:57:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.identitaedifferenza.it\/prova\/?p=341"},"modified":"2016-02-07T10:48:16","modified_gmt":"2016-02-07T10:48:16","slug":"la-fragilita-delle-relazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/?p=341","title":{"rendered":"La fragilit\u00e0 delle relazioni"},"content":{"rendered":"<p>di Marco Cazzaniga<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un principio a cui vorrei attenermi nel rapportarmi con gli altri: in nome del fatto che siamo tutti esseri umani desiderosi di vivere al meglio e bisognosi gli uni degli altri, si dovrebbe avere un rapporto che non sia di rifiuto ma di accettazione. E\u2019 quello che succede con la maggior parte delle persone che incontro (per caso o per necessit\u00e0 di vita), e con le quali <strong><em>non trovo motivo per andare pi\u00f9 a fondo nella conoscenza e nello scambio<\/em><\/strong>. E\u2019 un rapporto piuttosto formale: educato, rispettoso, teso anche a fare stare bene\u00a0 gli altri, ma proprio di chi sta sulle sue. Comunque metto in campo modalit\u00e0 che sono in linea con le mie esigenze e convincimenti in ordine al valore e dignit\u00e0 che attribuisco ad ogni essere umano. Sono rapporti poco impegnativi, che \u00e8 possibile instaurare con tanti, fatta eccezione per quei casi di palese aggressivit\u00e0, prepotenza e arroganza, di fronte ai quali, potendo scegliere, sto alla larga.<br \/>\nComunque, in genere, il rispetto e l\u2019attenzione che cerco di avere con le persone non implica da parte mia un andare a cercarle.<br \/>\nAnzi, a volte gli altri mi danno fastidio e preferirei stare solo.<\/p>\n<p>Fatte queste premesse, ritengo che il termine relazione vada usato per indicare un modo di stare con gli\u00a0 altri un po\u2019 pi\u00f9 coinvolgente di quello descritto sopra, che per\u00f2 non avviene con tutti allo stesso modo, ma che presenta diversi gradi di coinvolgimento. Queste relazioni hanno comunque una caratteristica che le accomuna, sono per lo pi\u00f9 scelte liberamente.<\/p>\n<p>Un primo grado di coinvolgimento \u00e8 con le persone con le quali condivido alcune motivazioni e obiettivi, con anche occasioni per conoscersi, confrontarsi e scambiare\u00a0 (magari facendo parte di un gruppo).<br \/>\nE\u2019 stato il caso, in tempi pi\u00f9 o meno recenti, del mio impegno nella politica istituzionale: ARIPO, Iniziativa Democratica, CI 6. E\u2019 il caso, attuale, della mia partecipazione a EMERGENCY, anche se meno attiva di un tempo.<br \/>\nIn questi casi, le relazioni sono condizionate dall\u2019appartenenza al gruppo e dalla permanenza delle motivazioni e obiettivi iniziali. Se il gruppo si scioglie o se vengono meno motivazioni\u00a0 e obiettivi, \u00e8 molto facile che anche le relazioni si spengano (sono quelle che chiamiamo relazioni strumentali), a meno che tra motivazioni e obiettivi ci sia proprio quello\u00a0 del volere creare e mantenere le relazioni (quelle che chiamiamo relazioni in s\u00e9).<br \/>\nUna cosa ho capito, che le relazioni in s\u00e9, che poi vuol dire avere\u00a0 rapporti interpersonali in cui ci sia riconoscimento e apprezzamento per la persona anche in virt\u00f9 di una maggior conoscenza, e quindi anche uno stare bene insieme, sono possibili se vengono cercate e costruite.<br \/>\nPer\u00a0 molto tempo, invece, ho creduto che le relazioni potessero nascere sulla base di quello che dicevo, della mia coerenza con quello che dicevo e della mia disposizione per la mediazione, ritenendo che il consenso e la condivisione di modi di pensare potessero essere condizioni per la nascita di relazioni.<br \/>\nIl desiderio che da una comune pratica politica o umanitaria, in cui ci fosse anche la possibilit\u00e0 di comunicare motivazione, concezione e modi della propria azione politica, potessero anche nascere relazioni che non fossero solo di \u201clavoro\u201d, ma anche di amicizia, si \u00e8 rivelato un\u2019illusione.<br \/>\nIn verit\u00e0 devo riconoscere che sono nate anche delle conoscenze, qualche volta anche simpatiche, che consentono comunque, quando ci si incontra, di scambiare qualche parola non formale o banale.<\/p>\n<p>La fragilit\u00e0 delle relazioni che si vivono con questo tipo di coinvolgimento l\u2019ho individuata nell\u2019uso strumentale delle relazioni, per cui passato il tempo dell\u2019utilizzo si sono dissolte, e nella incapacit\u00e0 o impossibilit\u00e0 di andare pi\u00f9 a fondo nella comunicazione di s\u00e9.<\/p>\n<p>Un altro grado di maggiore coinvolgimento si ha nelle situazioni in cui tra le persone c\u2019\u00e8 una dichiarata condivisione di senso, la disponibilit\u00e0 a una comunicazione aperta alla conoscenza di s\u00e9 e dell\u2019altro\/a, il riconoscimento del proprio e altrui desiderio, l\u2019individuazione dei progetti personali per realizzarlo, la possibilit\u00e0 anche di intraprendere qualche iniziativa comune per\u00a0 mettere al mondo qualcosa di s\u00e9 e delle proprie relazioni, e da ultimo, non poco importante, momenti di piacevole convivialit\u00e0.<br \/>\nQuesto tipo di coinvolgimento \u00e8 avvenuto nel lavoro di ricerca su Persona e Comunit\u00e0 svolto a Casanova<br \/>\nStaffora (PV), dove ho conosciuto Adriana e Gianni, si \u00e8 svolto e si sta svolgendo ancora con qualcuno\/a in Identit\u00e0 e Differenza dove ci sono ancora Adriana e Gianni oltre naturalmente a voi e a qualche altra\/o.<br \/>\nPosso elencare in questa categoria, che ho definito di maggior coinvolgimento, anche\u00a0 donne e uomini della Libreria delle Donne, di MaschilePlurale, delle Citt\u00e0 Vicine, della Rete della Differenza? Penso proprio di s\u00ec.<\/p>\n<p>La fragilit\u00e0 in questo tipo di relazioni dove sta?<br \/>\nSicuramente anche qui incide il rallentarsi della frequentazione, dovuta anche a lontananza fisica, ma soprattutto all\u2019aprirsi di altri interessi, altri campi di ricerca. Comunque, in forza della precedente ricerca comune di qualit\u00e0, non si diventa mai del tutto estranei; quando capita di incontrarsi,\u00a0 si riesce ancora a riannodare i capi del filo rosso che ci aveva tenuti uniti, a meno che non ci sia stata una sorta di sconfessione del cammino svolto insieme, non necessariamente dichiarata formalmente ma manifestata attraverso determinati comportamenti.<br \/>\nMi preme soffermarmi sul quando e perch\u00e9 si rompe qualcosa nella relazione proprio tra coloro che per diverso tempo hanno fatto un percorso, che non \u00e8 stato formalmente sconfessato, in cui c\u2019erano proprio quelle qualit\u00e0 che indicavo come costitutive di un forte coinvolgimento.<br \/>\nChe ci sia alla base un desiderio di potere, di protagonismo, di un riconoscimento che non \u00e8 come quello che ci si aspettava? Quindi anche un po\u2019 di invidia e gelosia?\u00a0 Non ammissione dei propri limiti, quindi poca lealt\u00e0 con se stessi? Incoerenze e scorrettezze? Insoddisfazione cosmica che non si riesce a superare?<\/p>\n<p>Alcune riflessioni<br \/>\nSe mi riferisco all\u2019ambito della realt\u00e0 e dell\u2019esperienza, nelle relazioni\u00a0 incontro difficolt\u00e0\u00a0 ad essere come\u00a0 vorrei, perch\u00e9 \u00e8\u00a0 sempre in agguato il timore di non essere accettato e di non saper accettare o reggere la\u00a0 comunicazione dell\u2019altro\/a.<br \/>\nTimore di non essere accettato, sia quando confondo un eventuale rifiuto delle mie posizioni con un rifiuto della mia persona, sia quando, pensando che l\u2019altro si attenda che io mi ponga come lui vorrebbe, tendo a limitarmi (accondiscendere?) per non compromettere la comunicazione e forse di conseguenza anche la relazione.<br \/>\nTimore di non sapere accettare la comunicazione dell\u2019altro, quando quella comunicazione in qualche modo mi potrebbe provocare e una mia eventuale reazione potrebbe anche in questo caso compromettere la relazione.<br \/>\nChe tutto questo voglia dire timore del conflitto?<\/p>\n<p>Se faccio riferimento all\u2019ambito delle esigenze, il mio desiderio \u00e8 di poter vivere relazioni in cui sentirmi libero di essere me stesso nell\u2019accettazione della stessa libert\u00e0 dell\u2019altro, fatto salvo che non ci si voglia distruggere, ma si voglia comunicare per stare bene insieme. Ritengo che una relazione \u00e8 di alta qualit\u00e0 quando le persone in essa coinvolte riescono a scambiarsi il meglio di s\u00e9 senza rinunciare a niente di ci\u00f2 a cui si d\u00e0 valore, e ricevendo quello che anche per l\u2019altro \u00e8 il meglio e ha valore. Il meglio di s\u00e9, che si d\u00e0 e si riceve tra le persone che vivono questa relazione, \u00e8 la fedelt\u00e0 alla propria coscienza e la comunicazione di come si riesce e si vuole continuare a essere fedeli.<br \/>\nQuesta relazione che si fonda sul desiderio \u00e8 esigente e, come tale, pu\u00f2 essere instaurata a questo livello di qualit\u00e0 con poche persone perch\u00e9 richiede tempo sia per costruirla sia per mantenerla.<\/p>\n<p>Ho indicato due estremi, quello della realt\u00e0 e quello del desiderio. Ma, il pi\u00f9 delle volte, le relazioni appaiono complesse: situazioni e momenti che si avvicinano alle attese dell\u2019esigenza si alternano a situazioni e momenti in cui molto forti sono i condizionamenti che limitano la comunicazione.<\/p>\n<p>Una particolare fragilit\u00e0 si incontra nelle relazioni in cui \u00e8 in gioco una forte componente affettiva, perch\u00e9 in alcuni casi l\u2019affetto pu\u00f2 costituire una forza che condiziona la libert\u00e0: si teme di perdere l\u2019affetto. Questo succede quando la componente affettiva, invece di fondarsi su una profonda concordanza di coscienza che garantisce la libert\u00e0, si basa su una condivisione di emozioni, sentimenti, interessi, obiettivi per cui, se in nome della propria libert\u00e0 ci si allontana da quella base, si teme che venga a mancare anche l\u2019affetto. Per non perdere l\u2019affetto si \u00e8 disposti a rinunciare alla libert\u00e0!?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Cazzaniga C\u2019\u00e8 un principio a cui vorrei attenermi nel rapportarmi con gli altri: in nome del fatto che siamo tutti esseri umani desiderosi di vivere al meglio e bisognosi gli uni degli altri, si dovrebbe avere un rapporto&#8230;<br \/><a class=\"read-more-button\" href=\"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/?p=341\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[17],"tags":[6],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/341"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=341"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/341\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":472,"href":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/341\/revisions\/472"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=341"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=341"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=341"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}