﻿{"id":363,"date":"2015-11-06T13:08:20","date_gmt":"2015-11-06T13:08:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.identitaedifferenza.it\/prova\/?p=363"},"modified":"2016-02-02T23:51:11","modified_gmt":"2016-02-02T23:51:11","slug":"movimenti-per-la-decrescita-e-femministi-contrasti-e-convergenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/?p=363","title":{"rendered":"Movimenti per la decrescita e femministi &#8211; contrasti e convergenze"},"content":{"rendered":"<p>di Marco Sacco<\/p>\n<div id=\"attachment_415\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.identitaedifferenza.it\/prova\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/MarcoParmaSito.png\" rel=\"attachment wp-att-415\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-415\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-415\" src=\"http:\/\/www.identitaedifferenza.it\/prova\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/MarcoParmaSito-300x183.png\" alt=\"Marco Sacco al convegno di Parma del 6 novembre 2015\" width=\"300\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/prova\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/MarcoParmaSito-300x183.png 300w, https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/prova\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/MarcoParmaSito.png 514w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-415\" class=\"wp-caption-text\">Marco Sacco al convegno di Parma del 6 novembre 2015<\/p><\/div>\n<h3>Introduzione<\/h3>\n<p>L&#8217;intervento che propongo \u00e8 basato sulla mia esperienza personale. Racconto prima il mio incontro con il pensiero della Differenza e poi quello con la Decrescita. Cercher\u00f2 di trarne alcune considerazioni che spero possano essere degli utili spunti per la discussione della giornata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Esperienza personale di incontro della della Differenza e della Decrescita<\/h3>\n<p>Da pi\u00f9 di una decina d\u2019anni frequento l\u2019associazione Identit\u00e0 e Differenza di Spinea in provincia di Venezia che si occupa di evidenziare le pratiche ed elaborare il pensiero della differenza sessuale. Il nostro metodo di ricerca \u00e8 sempre stato basato sul partire da s\u00e9 e discutere con gli altri e le altre in presenza ovvero lasciando che il pensiero e i corpi degli altri interloquissero e ti contaminassero.<br \/>\nPer noi ogni esperienza personale pu\u00f2 essere politica se si \u00e8 in grado di coglierne gli aspetti generali e valoriali che possono essere comuni a molti e molte. \u00c8 politica nella misura in cui la si riesce a comunicare e condividere con gli altri e le altre.<br \/>\nPrima di Identit\u00e0 e Differenza non avevo mai ragionato sull\u2019influenza della differenza sessuale nel comportamento degli individui e della politica. Da allora, piano piano, ho capito che questa matrice, questo filtro con cui \u00e8 possibile leggere la realt\u00e0, \u00e8 utile per comprendere le situazioni, i comportamenti, consente di individuare le cause e pu\u00f2 aiutare a fornire soluzioni di maggior spessore ai problemi che ci si trova davanti.<br \/>\nL&#8217;approccio che tiene in considerazione la Differenza sessuale lo propongo come modalit\u00e0 utile in generale, ma soprattutto lo racconto come modalit\u00e0 che io uso in prima persona.<br \/>\nI miei interessi pi\u00f9 grandi sono stati sempre quello di difendere l\u2019ambiente e promuovere l\u2019equit\u00e0 sociale. Il mio desiderio \u00e8 stato ed \u00e8 quello di creare una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta in cui gli esseri umani perseguono la propria felicit\u00e0 personale nel rispetto degli altri esseri viventi e dell&#8217;ecosistema in generale.<br \/>\nNel 2009 ho incontrato il pensiero della Decrescita con cui ho sentito subito un\u2019affinit\u00e0. Man mano che ho approfondito i vari temi come i cambiamenti climatici, il consumo delle risorse, l\u2019economia non monetaria, le migrazioni, ecc mi sono fatto sempre pi\u00f9 convinto che le proposte della Decrescita in merito a stili di vita, produzione e organizzazione sociale possono essere soluzioni praticabili.<\/p>\n<h3>L&#8217;organizzazionee il Movimento per\u00a0 la Decrescita<\/h3>\n<p>Il Movimento per la Decrescita Felice in cui milito \u00e8 un\u2019organizzazione nazionale strutturata in circoli territoriali abbastanza autonomi. Ho notato che tra i soci ci sono pi\u00f9 o meno altrettante donne che uomini anche se poi nei Consigli Direttivi locali e nazionale prevalgono ancora una volta gli uomini. Non in maniera soverchiante, ma tendenzialmente \u00e8 cos\u00ec.<br \/>\nNon credo nel sistema delle quote come risposta alla scarsa presenza delle donne tra le\u00a0 figure apicali delle organizzazioni, siano esse politiche, imprenditoriali o del terzo settore, tuttavia mi sono speso perch\u00e9 anche nel nostro piccolo circolo (di Venezia) ci fosse una sorta di bilanciamento della presenza maschile e femminile. Per esempio, considerando che nel Direttivo ci sono pi\u00f9 maschi che femmine, ho proposto che il ruolo di Presidente e rappresentante fosse ricoperto da una donna. Ogni qualvolta se ne presenta l&#8217;occasione, inoltre, cerco di coinvolgere le donne nel nostro movimento.<br \/>\nIn effetti, noto contemporaneamente due elementi: da un lato il pensiero della decrescita, e il Movimento per la Decrescita Felice che conosco meglio, promuovono pratiche in linea con la sensibilit\u00e0 e il desiderio femminile evidenziati dal pensiero femminista, dall&#8217;altro la struttura organizzativa non \u00e8 ancora frutto di una condivisione paritaria tra donne e uomini.<br \/>\nPer il primo aspetto, riporto il pensiero espresso pubblicamente da una donna che fa parte del Movimento: l\u2019attenzione alle relazioni personali, alla cura, la spinta all&#8217;auto-produzione che promuove MDF dovrebbero facilmente trovare rispondenza nelle caratteristiche delle donne.<br \/>\nPer il secondo aspetto rilevo che, sostanzialmente, noi (MDF) non miriamo a prendere il potere ma solo ad influenzarlo, e questo credo sia gi\u00e0 un passo utile alla partecipazione femminile, tuttavia sentiamo l\u2019esigenza di organizzarci per raggiungere i nostri fini comuni. Per quanto l\u2019organizzazione sia fluida e poco gerarchica, una struttura nazionale complessa ha portato a ricreare ambienti che sono simili a quelli della maggior parte delle altre organizzazioni sociali attuali.<\/p>\n<h3>Il Nuovo mondo deve essere pensato insieme<\/h3>\n<p>Io credo che nel momento in cui ci si mette a riflettere su un modello sociale che superi i limiti della societ\u00e0 dei consumi e dello sfruttamento attuale, sia necessario farlo con attenzione alla prima differenza tra gli essere umani, quella sessuale.<br \/>\nSignifica, cio\u00e8, porsi sia un problema di metodo che di merito: in relazione al primo aspetto c\u2019\u00e8 una semplicissima verifica da fare: i contributi che riusciamo ad ottenere provengono in misura simile da uomini e da donne? C&#8217;\u00e8 una disparit\u00e0 immotivata tra la partecipazione e l&#8217;influenza apportata da uomini e da donne? Se, pur con dichiarazioni convinte e tentativi generosi, la riflessione \u00e8 appannaggio per la gran parte di maschi non \u00e8 forse opportuno fermarsi e riflettere sul perch\u00e9? Per quanto le idee proposte possano sembrare le pi\u00f9 opportune, le pi\u00f9 tecnicamente efficaci, ecc. riteniamo possibile ricreare un mondo in cui una parte crea delle regole che poi propone come universali?<br \/>\nMi pongo queste domande perch\u00e9 i cambiamenti climatici, l\u2019esaurimento delle risorse e lo sviluppo tecnologico fanno pensare che nel futuro prossimo andremo incontro a grandi cambiamenti, o addirittura sconvolgimenti, nel nostro sistema sociale, economico e politico. Se si pu\u00f2 dire che il sistema della crescita ha fatto sopportare grandi costi alle donne, non sar\u00e0 che anche la decrescita far\u00e0 altrettanto?<\/p>\n<h3>Superare la separazione tra esseri umani e ambiente<\/h3>\n<p>In relazione al secondo aspetto, quello contenutistico, anche in questo caso dobbiamo aspirare a superare un altra parzialit\u00e0: quella dell\u2019essere umano come soggetto separato dal resto dell\u2019ecosistema. La scienza economica, che \u00e8 quella che pi\u00f9 guida le nostre azioni collettive, \u00e8 basata su assunti che disconoscono l\u2019esistenza dei limiti del pianeta alle azioni umane: l&#8217;economia \u00e8 pensata come un processo lineare invece che funzionare in maniera circolare inserendo le nostre opere nel pi\u00f9 generale contesto della vita nella biosfera.<br \/>\n\u00c8 un pensiero, quello dell&#8217;economia lineare, che oggi sappiamo percepire come assurdo, mentre in epoche passate in cui le risorse della terra erano ancora abbondanti, \u00e8 forse comprensibile che alcuni elementi come la limitatezza del petrolio o la quantit\u00e0 di anidride carbonica che si pu\u00f2 immettere nell&#8217;atmosfera, non fossero stati presi in considerazione.<br \/>\nTuttavia mi sembra che il percorso psicologico da fare sia simile a quello citato per il rapporto uomo donna: superare una parzialit\u00e0, sollevarsi e saper far proprio lo sguardo degli altri, in questo caso degli altri esseri viventi e dell&#8217;ecosistema in generale.<br \/>\nForse quello che manca \u00e8 la capacit\u00e0 di comprendersi e sentirsi come parte di un tutto pi\u00f9 ampio, che questo si realizzi attraverso una maggiore conoscenza delle leggi della fisica, o attraverso momenti di maggior spiritualit\u00e0, non lo so.<\/p>\n<h3>Incarnare il dolore dello spreco<\/h3>\n<p>Personalmente a volte, quando vedo sprechi o sfruttamento della natura, sento come una ferita nel mio corpo. Soffro per l&#8217;abuso dell&#8217;energia da fonti fossili che si fa quando, ad esempio teniamo il riscaldamento acceso sotto una finestra aperta, quando ricopriamo di cemento i campi che prima ci circondavano oppure quando penso allo spreco di materia delle mille stoviglie usa e getta dei fast food veneziani, ecc.<br \/>\nPer\u00f2 quando cerco di comunicare la necessit\u00e0 di cambiare questi comportamenti mi scontro contro una mancata comprensione da parte di altri\/e. Lo sviluppo tecnologico e le campagne culturali e mediatiche degli ultimi 60 anni ci hanno separato dalla natura rendendoci indifferenti alla sua preservazione. Il rovescio della comodit\u00e0 del tutto e subito e facile \u00e8 che non sentiamo la fatica che fa l\u2019acqua dalla falda acquifera al serbatoio idrico a torre e poi via via nei tubi e poi nel nostro lavandino. Mi trovo quindi a pensare che finch\u00e9 anche gli altri e le altre non sentiranno la stessa sofferenza che sento io, non riusciremo a comunicare e condividere la necessit\u00e0 di un\u2019altra via.<\/p>\n<h3>La Terra Madre<\/h3>\n<p>Infine, e per tornare all&#8217;oggetto dei lavori della giornata, un\u2019osservazione se volete banale, ma, credo rilevante: sia che ragioniamo sulle strade della fisica, che su quelle della morale, la similitudine potente \u00e8 quella della terra come la madre: ci d\u00e0 la vita, ci cura, e chiede essere curata perch\u00e9 il suo amore \u00e8 anche la sua debolezza. La madre e la terra sono a disposizione degli uomini e delle donne ma sono anche inermi. Si dice spesso, non a torto, che ci\u00f2 che gli uomini fanno alla terra sia un abuso, una violenza, uno stupro, usando una similitudine che deriva dal rapporto scorretto possibile tra uomo e donna.<br \/>\nL&#8217;uomo pu\u00f2 esercitare sulla terra, come sul corpo della donna, un rapporto di dominio. Il pensiero della Decrescita vuole abolire il rapporto di dominio che l&#8217;uomo ha nei confronti della terra. Ma non \u00e8 forse necessario abolire anche ogni forma di dominio verso il genere femminile? Non \u00e8 forse necessario avere verso la terra lo stesso rispetto che si ha verso la madre?<\/p>\n<p><strong>Il lavoro di cura<\/strong><\/p>\n<p>Concluderei con una riflessione sul lavoro di cura: il lavoro svolto principalmente da donne di relazione e di attenzione ai bisogni dell&#8217;altro, non solo bambini, anziani e malati, ma in generale coloro con cui si viene in contatto. Nel movimento per la decrescita si d\u00e0 molto spazio alla convivialit\u00e0, ovvero alle relazioni basate sul piacere dello stare insieme. Spesso discutiamo di come inserire momenti di accoglienza e convivialit\u00e0 nelle nostre riunioni e nei nostri eventi. Abbiamo capito che prendersi cura della terra e prendersi cura delle persone vanno di pari passo. Ritirarsi dalla foga produttivistica anche quando si promuove la decrescita non \u00e8 facile: il senso dell&#8217;urgenza, l&#8217;imminenza della catastrofe, ti spinge a pensare che non ci sia tempo. E le relazioni e la cura degli altri e le altre possono essere viste come un ostacolo. Io credo che non sia cos\u00ec: non ci si salva perseguendo la difesa della natura o la decrescita economica con gli stessi mezzi con cui si persegue la crescita economica e l&#8217;accumulazione capitalistica.<\/p>\n<p>Marco Sacco<\/p>\n<p><em>Intervento presentato a &#8220;Rigenerare il futuro &#8211; oltre la crescita, oltre il patriarcato&#8221;: seminario di studi sui movimenti sociali per la decrescita, l&#8217;ecologia, il femminismo di Parma del 5-6 novembre 2015.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Sacco Introduzione L&#8217;intervento che propongo \u00e8 basato sulla mia esperienza personale. Racconto prima il mio incontro con il pensiero della Differenza e poi quello con la Decrescita. 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