﻿{"id":369,"date":"2015-01-23T13:23:31","date_gmt":"2015-01-23T13:23:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.identitaedifferenza.it\/prova\/?p=369"},"modified":"2016-02-07T20:15:38","modified_gmt":"2016-02-07T20:15:38","slug":"contributo-al-dibattito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/?p=369","title":{"rendered":"Il mio percorso esistenziale e politico"},"content":{"rendered":"<p>di Gianni Ferronato<\/p>\n<p>Se dovessi dire in breve del mio percorso esistenziale e politico da quando ho conosciuto, attraverso alcune amiche, Adriana in particolare, il movimento femminista, direi che ho imparato in primis a pensarmi relativo, parziale. L\u2019essere di sesso maschile non mi autorizzava a parlare al neutro e a nome di altri, soprattutto di altre. Potevo solo dire la mia esperienza, i miei desideri, le mie proposte. Il famoso partire da s\u00e9. Uno stereotipo maschile antico mi imponeva in un certo senso di pensare solo pensieri che potessero essere estesi a tutti gli esseri umani e che il mio pensare fosse solo uno scoprire le leggi universali. Altri stereotipi tipicamente maschili dovetti superare in seguito, dal controllo delle emozioni al successo nella carriera, dall\u2019esibizione di forza virile a dimostrazioni di interesse per il potere. Da me comunque sempre vissuti come ingrate ingiunzioni. Di grande aiuto mi fu in questo la relazione con donne libere dai tipici stereotipi femminili, la cura e la maternit\u00e0 come destino, la complementariet\u00e0 con il maschile, la debolezza e l\u2019emotivit\u00e0, ecc\u2026 Questa cosa fu per me liberante ma anche spiazzante. La relazione con loro diventava pi\u00f9 complicata, a volte ansiogena, un navigare a vista, anche se pi\u00f9 interessante. Sento come un paradosso il fatto che dove le donne hanno storicamente acquisito competenza ed autorit\u00e0 proprio l\u00e0 si siano fissati gli stereotipi che per secoli e millenni hanno tarpato o deturpato la loro soggettivit\u00e0. Oggi penso alle relazioni donne-uomini come a un laboratorio in cui le soggettivit\u00e0 interagiscono a partire dai desideri di ciascuno e di ciascuna, soggettivit\u00e0 per\u00f2 capaci di fare i conti con la realt\u00e0 storica da cui provengono. Fare i conti significa non solo uscire dalle gabbie, dai modelli, ma anche valorizzare le competenze, anche quelle non scelte, quelle che ci sono toccate nella nostra contingenza storica. Recentemente mi \u00e8 capitato di conoscere anche un altro filone del femminismo italiano, quello di Lea Melandri. Mi ha colpito in particolare l\u2019insistenza sul tema del rapporto madre-figlio maschio che pu\u00f2 secondo me dirci qualcosa di pi\u00f9 sul groviglio amore- violenza. Il femminismo della differenza invece ha messo a tema soprattutto il rapporto madre-figlia, il rapporto di affidamento e di autorit\u00e0, le genealogie femminili. Restituendo grandezza e forza alla condizione femminile. Con quest\u2019ultimo approccio finora io davo per scontato, in un certo senso, che ogni donna \u201clibera\u201d fosse anche \u201cautorevole in s\u00e9\u201d e che se io non la percepivo cos\u00ec era perch\u00e9 non avevo occhi adatti. La conseguenza era una forzatura nella relazione che poneva l\u2019altra \u201cl\u00e0 dove mi aspettavo che fosse\u201d (per dirla come Ciccone) e me in uno schema predeterminato dalla mia aspettativa.\u00a0 E\u2019 questo il risultato su di me di un pensiero che attribuisce ad una condizione umana, quella femminile, una sorta di privilegio ontologico? Come io in fondo ho colto nel pensiero della differenza. Non lo so.<\/p>\n<p>Non ho gli strumenti per rispondere, mi basta ragionare sulla mia esperienza. Ho scambiato a volte per autorit\u00e0 l\u2019assertivit\u00e0 ed il coraggio di esporsi in pubblico unite ad una buona parlantina. Oggi riconosco autorit\u00e0 ad una donna, ma anche ad un uomo, quando sento, oltre al coraggio, anche competenza, amore, capacit\u00e0 di comunicare. Ma anche questo potrebbe essere uno schema nel quale mi costringo per capire chi \u00e8 autorevole per me. Per questo oggi preferisco pensare al libero gioco-conflitto tra libere soggettivit\u00e0 di donne e di uomini. Le cose non sono semplici. Stefano parla di soggetti opachi a s\u00e9 stessi. Sara e Laura ci incalzano perch\u00e9 pensano che noi ci sottraiamo al conflitto, lamentando in fondo la perdita di una delle conquiste del femminismo e cio\u00e8 che anche il privato \u00e8 politico. Qual \u00e8 il punto politico di questa nostra difficolt\u00e0 di dirci quando uno di noi \u00e8 accusato di violenza? La mia prima reazione \u00e8 stata di capire qualcosa di pi\u00f9 sui fatti, non dando per scontato che tutte le ragioni fossero dalla parte di lei e rendendomi conto poi che una verit\u00e0 \u201coggettiva\u201d, se anche si potesse dire, in realt\u00e0 sarebbe poco interessante per capire le radici della violenza. Cos\u00ec ora sento il bisogno di chiedere alle donne con cui ho una relazione significativa quali miei atteggiamenti e comportamenti loro abbiano percepito come violenti. Ho anche ripensato ai conflitti con mia moglie e a cosa mi ha permesso di superarli senza che degenerassero da parte mia in violenza o in chiusura della relazione. Io credo che questa cosa sia stata l\u2019apertura di credito che lei fece nei miei confronti all\u2019inizio (\u201ccon te ho sentito che potevo fidarmi\u201d mi disse), ma poi anche un amore femminile senza maternage, senza sconti. Un pungolo, senza il quale forse non mi sarei mosso. Io credo che un uomo, se non percepisce il \u201cmi fido di te\u201d di una donna, difficilmente potr\u00e0 uscire dall\u2019imprintig del controllo, del potere, della violenza, specialmente se non ha avuto una madre \u201csufficientemente buona\u201d come dice Winnicot. Perch\u00e9 l\u2019amore materno non \u00e8 scontato, come dice Badinter. Questo non significa che tutto dipenda solo da lei. Anzi io credo che anche tra uomini sia possibile un\u2019apertura di credito in una sorta di sfida non violenta come ben descritto da Chiara Zamboni tra Gandhi e il governatore inglese dell\u2019India in \u201cParole non consumate\u201d. All\u2019ultimo Convegno di Torreglia Antonella Barina ha segnalato con forza che la violenza maschile contro le donne deve essere considerata come patologia. Aprendo il campo ad un possibile dibattito su responsabilit\u00e0 personale e terapie di guarigione. Allora perch\u00e9 la complessit\u00e0 non paralizzi e perch\u00e9 si possa andare oltre il potere e la violenza \u00e8 necessario conservare ed ampliare gli spazi in cui gli uomini possano dirsi oltre le proprie paure (gruppi di autocoscienza, gruppi di autobiografia, scrittura, narrazione di s\u00e9, psicanalisi, centri di ascolto), senza restringere quelli che le donne si sono costruiti in questi ultimi decenni e senza dimenticare il sapere teorico e pratico da loro prodotto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gianni Ferronato Se dovessi dire in breve del mio percorso esistenziale e politico da quando ho conosciuto, attraverso alcune amiche, Adriana in particolare, il movimento femminista, direi che ho imparato in primis a pensarmi relativo, parziale. 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