﻿{"id":507,"date":"2016-06-19T04:50:09","date_gmt":"2016-06-19T04:50:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.identitaedifferenza.it\/?p=507"},"modified":"2016-06-19T04:50:09","modified_gmt":"2016-06-19T04:50:09","slug":"report-di-katia-ricci-di-foggia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.identitaedifferenza.it\/?p=507","title":{"rendered":"Report di katia Ricci di Foggia"},"content":{"rendered":"<p>di Katia Ricci<\/p>\n<p>Torreglia 21-22 \/05\/ 2016: \u201cLa differenza alla prova del mondo\u201d<\/p>\n<p><strong>Adriana Sbrogi\u00f2<\/strong> dopo i saluti: E\u2019 necessario progredire nella relazione di differenza, sapendo che c\u2019\u00e8\u00a0 qualcosa\u00a0 di gi\u00e0 esistente\u00a0 che occorre mostrare. La differenza rischia di scomparire di fronte ai problemi e drammi attuali. Necessario ricucire i conflitti tra donne e ricreare la pace.<\/p>\n<p><strong>Laura Colombo<\/strong>: Molte le sfide alla differenza. Per esempio su FB sono stati inseriti 56 nuovi generi in cui riconoscersi con altrettanti pronomi pi\u00f9 una casella vuota per esprimere liberamente il proprio genere. Cos\u00ec il genere \u00e8 scollegato dal sesso e dal corpo e collegato a quello che si sente. Siamo molto oltre il genere e il post genere, siamo alla fluidit\u00e0 dei generi. I generi si sono liquefatti e tutto \u00e8 indeterminato, infatti una delle caselle \u00e8 agender, asessuato, neutro. E\u2019 il superamento della distinzione binaria maschio\/femmina. Un colpo di spugna passato sulla differenza sessuale. Certo gli stereotipi sessuali sono fonte di sofferenza e fomentano il bullismo. Sembra di essere incastrati tra gli stereotipi e la neutralizzazione dei corpi. Anche all\u2019interno degli stereotipi ci pu\u00f2 essere un\u2019esplorazione di s\u00e9. A volte la differenza torna nelle forme pi\u00f9 spiazzanti. Ad Abano un giornale riporta un articolo su bullismo e pornografia: bambini e bambine si scambiavano foto nude e insulti.<\/p>\n<p>Nel fenomeno delle migrazioni emerge anche una cultura patriarcale, come si \u00e8 visto a Colonia: da una parte tra le femministe c\u2019\u00e8 apertura, dall\u2019altra timore di limitazione della libert\u00e0. La radicalizzazione dei conflitti peggiora la vita delle donne. La guerra impedisce la pratica della relazione. La politica dell\u2019accoglienza che non tiene conto della differenza \u00e8 cattiva politica.\u00a0 E\u2019 necessario vedere anche ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 gi\u00e0, per esempio il protagonismo femminile nelle comunit\u00e0 mussulmane. Nel film \u201cE ora dove andiamo\u201d si vede come le donne partono da una loro lettura del Corano.<\/p>\n<p><strong>Claudio Vedovati<\/strong>: il femminismo ha cambiato per me il mondo quando ha smesso di essere un pensiero e l\u2019ho sentito dentro di me. Sento per\u00f2 che il senso della differenza pu\u00f2 venir meno. Ci sono discorsi che tengono fuori il senso della differenza. La parola genere ha perso il senso della differenza. E\u2019 facile fuggire nell\u2019astrazione per fuggire le difficolt\u00e0 di vivere. Tenere aperto il senso della differenza \u00e8 una grande fatica. A me permette di essere in due, ma va messa alla prova del mondo e per questo ho pensato a delle immagini. Una\u00a0 rappresenta l\u2019archeologa Marie Reich che \u00e8 su una scala per vedere \u00a0dall\u2019alto\u00a0 i geroglifici di Nazca. Mi ha colpito la misura utilizzata, la scala e la scopa: un modo di rimanere legata al corpo, alla realt\u00e0.\u00a0 La seconda immagine \u00e8 \u201cAngelus novus\u201d, un\u2019opera di Paul Klee che ricorda Walter Benjamin. Non voglio avere lo sguardo dell\u2019angelo disincarnato.\u00a0 Poi c\u2019\u00e8 l\u2019immagine di Aleppo distrutta che mostra le rovine come fosse il passato che l\u2019angelo vede. Quando penso ai migranti a volte penso che loro cercano e spesso trovano quello che io cerco di avere. Mi mostrano il cambio di scala dello spostamento. Li invidio per il loro coraggio di andarsene perch\u00e9 stanno nel cambiamento. Vivo sotto il segno dell\u2019impoverimento, nel senso che come maschio corro il rischio della miseria simbolica se perdo il senso della differenza che ha bisogno di legami sociali. Temo che la distruttivit\u00e0 maschile prenda il sopravvento. Gli uomini temono che la caduta del patriarcato li esponga alla vendetta delle donne. La caduta del patriarcato senza il senso della differenza espone alla catastrofe.\u00a0 Nel suo libro \u201cSottomissione\u201d Houellebecq si mostra ambiguo, \u00e8 come se anche nella forma della paura dell\u2019Islam desiderasse che l\u2019Islam riporti il patriarcato. La grande fatica \u00e8 far posto all\u2019altro. Luisa Muraro parla di passaggio in altro. Il senso della differenza pu\u00f2 fare in tutti il passaggio in altro.<\/p>\n<p><strong>GianAndrea Franchi<\/strong>: La citazione di Angelus Novus mi ha fatto pensare che anch\u2019io non ho accolto lo sguardo dell\u2019angelo, ma sono andato nelle rovine (in Croazia, Palestina) e mi occupo dei rifugiati. Nella mia regione, dove arrivano corpi feriti, torturati e inermi, mi sento chiamato. Cerchiamo di creare isole di socialit\u00e0 in cui possa esserci scambio, anche se \u00e8 difficile.<\/p>\n<p><strong>Anna Di Salvo<\/strong>: ho timore che possa venir meno il senso della differenza. Quando racconto in qualche scritto delle violenze che le donne rifugiate\u00a0 subiscono durante la fuga, giovani donne mi chiedono di non scriverne.<\/p>\n<p><strong>Gianni Feronato<\/strong>: c\u2019\u00e8 rischio di lasciar perdere la differenza, che \u00e8 centrale per la comprensione della realt\u00e0 umana. Con i migranti abbiamo bisogno di esperienze di vita comuni e pratiche di convivenza.<\/p>\n<p><strong>Lia Cigarini<\/strong>: ventata di pessimismo sulle sorti della pratica di differenza. A Milano per\u00a0 l\u20198 per cento l\u2019occupazione maschile e femminile si sta equiparando e le donne stanno a livello medio alto. Il 27 per cento delle immigrate \u00e8 nell\u2019occupazione femminile. Le donne sono presenti nel lavoro autonomo. Una diceva che temeva che le donne potessero essere neutralizzate perch\u00e9 le donne fanno pochi figli e che l\u2019avanzare della tecnologia cancellasse la maternit\u00e0. Che cos\u2019\u00e8 questa improvvisa paura del venir meno della differenza? Luisa dice che di fronte alla catastrofe si rimpicciolisce la differenza. C\u2019\u00e8 una contraddizione forte: le donne milanesi lavorano a livelli alti perch\u00e9 ci sono le badanti. La differenza pu\u00f2 affrontare la contraddizione.<\/p>\n<p><strong>Sara Gandini<\/strong>: sul lavoro uomini e donne si prestano alla filosofia del fare soldi. Altri scelgono il silenzio. Mi sottraggo sia al denaro che a fare la carriera e faccio ricerche indipendenti. Ma sul lavoro me lo impediscono. Quando il simbolico del mercato domina tutto, il silenzio \u00e8 l\u2019unica risposta. E\u2019 stato detto di no a ragazze che volevano lavorare gratis.<\/p>\n<p><strong>Alberto Leiss<\/strong>: Mi ha sorpreso la paura della perdita della differenza. Dipende dalla situazione oggettiva e soggettiva. I drammi sono orrendi perch\u00e9 sono pi\u00f9 vicini a noi. A me non sembra che la differenza sia occultata, a Colonia \u00e8 esplosa. Se \u00e8 vero che il protagonismo femminile procede, noi uomini che possiamo fare?<\/p>\n<p><strong>Ersilia Raffaeli<\/strong>: la fatica \u00e8 grande ed \u00e8 proporzionale alla consapevolezza della mia differenza. Lavoro sulla violenza maschile sulle donne. Dopo che le donne escono dal percorso sulla violenza diventano femministe.<\/p>\n<p><strong>Peppe Pavan<\/strong>. A Pinerolo partecipo a corsi di formazione per aiutare gli uomini a non\u00a0 commettere violenza. Gli uomini devono curare gli altri. In un incontro elettorale in cui si poteva fare domande per iscritto ai candidati ho chiesto che cosa ciascuno pensasse della cultura patriarcale. Il coordinatore ha cestinato la domanda, dicendo che era particolare e che esulava dal \u201cpinerolese \u201c.<\/p>\n<p><strong>Luisa Muraro<\/strong>: <strong>\u00a0<\/strong>le cose si possono dire in tanti modi, per esempio forse Pavan avrebbe potuto chiedere come trattano le donne, invece di chiedere che cosa pensano della cultura patriarcale.\u00a0 Adriana ha lasciato andare una collaboratrice alla quale non piaceva la sua insistenza sulla differenza. Bisogna cambiare modo di parlare, comunicare \u00e8 un esercizio da fare per non usare etichette.<\/p>\n<p><strong>Pinuccia Barbieri<\/strong>: sento la necessit\u00e0 di trasformare le parole in passi avanti da fare.<\/p>\n<p><strong>Katia Ricci<\/strong>: la differenza la vedo e la tocco andando in un centro di accoglienza di migranti con altre della Merlettaia: sono quasi tutte donne, che come dice Gian Andrea sono corpi violati, fragili e quasi tutte violentate. Non vado per bont\u00e0 o per solidariet\u00e0 ideologica, ma per tenere viva la civilt\u00e0 e per un incontro tra la mia e l\u2019umanit\u00e0 di queste donne. \u00a0Tutte le categorie politiche saltano di fronte a questo fenomeno. Queste donne scappano da guerre, miserie e violenze come tutti, ma in pi\u00f9 anche da violenze specifiche in quanto donne, matrimoni forzati e stupri. In pi\u00f9 anche quando vengono in Italia devono difendersi da uomini che come avvoltoi stanno intorno al centro pronti a prostituirle. Due donne mi hanno detto che non escono mai dal centro perch\u00e9 ci sono bad men.<\/p>\n<p><strong>Domenica mattina <\/strong><\/p>\n<p><strong>Marco Deriu<\/strong>: Ritorno alla questione del rapporto tra migrazione e differenza. Ci sono vari rischi: il primo \u00e8 di perdere il tema della soggettivit\u00e0 e appiattirla sull\u2019identit\u00e0 culturale, sia per eccesso di interculturalismo, sia perch\u00e9 se si insiste sui diritti e sulla libert\u00e0 occidentale, non si vede l\u2019altro.<\/p>\n<p>Secondo: bisogna tener conto che le contraddizioni sono in processi ampi. Tra i cooperanti molti vanno con le prostitute e fanno scambi tra aiuti e sesso.<\/p>\n<p>Le rappresentazioni delle donne del sud del mondo sono stereotipate e non compaiono gli uomini. Nei progetti che riguardano l\u2019acqua e il cibo non ci si pone il problema della differenza. La globalizzazione distrugge l\u2019economia di sussistenza, e quindi anche i rapporti uomo\/donna, il turismo sessuale \u00e8 in espansione, cos\u00ec come la tratta della prostituzione.<\/p>\n<p>Riguardo alla questione di come concepiamo le relazioni, compassione, paternalismo, passivizzazione, di uomini e donne, la mia pratica \u00e8 uscire dalla mentalit\u00e0 dell\u2019aiuto e mettersi sullo stesso piano per il confronto, la riflessione e farsi attraversare dallo sguardo degli altri.<\/p>\n<p><strong>Laura Minguzzi<\/strong>: parla del conflitto con Anna Di Salvo e le altre della rete delle citt\u00e0 vicine.<\/p>\n<p><strong>Letizia Paolozzi<\/strong>: Io sono ottimista. Se la differenza si chiude nel femminile \u00e8 poco dicibile. Alla societ\u00e0 maschile conviene registrare il cambiamento. Claudio ha parlato della fuga come tentazione, Gianni vede ostacoli, le donne si difendono dai maschi dominanti. E\u2019 fondamentale vedere le cose positive insieme alle difficolt\u00e0. La casa editrice Il Saggiatore fa incontri sulla cultura: su sei incontri non c\u2019\u00e8 una donna.<\/p>\n<p>Si sente poco la voce delle donne arabe, solo alcune intellettuali hanno parlato. Per il resto risulta che o il corpo femminile \u00e8 o da proteggere o \u00e8 oggetto di violenza. Per ricucire la pace nelle relazioni, i conflitti vanno nominati.<\/p>\n<p><strong>Luciana Tavernini<\/strong>: nei conflitti mi aiuto con il lavoro artistico e con la relazione con l\u2019altra, cercando di mantenere relazioni vive, in presenza con chi si ha conflitto.<\/p>\n<p>(Riprendendo l\u2019intervento di Sara) se ci facciamo pagare lo straordinario, rimpiccioliamo l\u2019eccedenza del lavoro, accettando la logica del neoliberismo. Il valore del tuo lavoro non va misurato dal denaro. La lotta sul linguaggio \u00e8 dura e continua, ma non deve essere ideologica.<\/p>\n<p><strong>Anna Potito<\/strong>: ho difficolt\u00e0 ultimamente a prendere la parola perch\u00e9 sento retoriche le parole. Cucire le ferite, ha detto Adriana Sbrogi\u00f2, noi alla Merlettaia lo abbiamo fatto e ne\u00a0 abbiamo organizzato anche la mostra del Kintsugi. Il conflitto tra noi ci ha addolorato perch\u00e9 \u00e8 immiserente ed \u00e8 diventato anche conflitto economico. Ma la crisi \u00e8 diventata anche opportunit\u00e0. Ci siamo ritrovate, ognuna arretrando e cos\u00ec il disagio \u00e8 diventata una forza. I conflitti del mondo sono difficile da sanare, ma occorre ritrovare la ricchezza dell\u2019altro. Una donna africana che ha partorito ad Emmaus non voleva allattare il figlio perch\u00e9 voleva dargli il latte in polvere degli occidentali, pensando che fosse migliore del suo.<\/p>\n<p><strong>Sara Gandini: <\/strong>nella \u00a0ricerca sui farmaci si fa speculazione, ma le pratiche politiche l\u2019aiutano a non deprimersi e a capire l\u2019altro.<\/p>\n<p><strong>Luisa Muraro<\/strong>. Si combatte quando hai relazioni. Anni fa con Chiara Zamboni avevo avviato il movimento di autoriforma nell\u2019Universit\u00e0, che Vita Cosentino ha ripreso nella scuola. Oggi comandano i soldi. \u00a0Bisogna portare avanti l\u2019idea potente di una soggettivit\u00e0, di cui la ricerca scientifica deve farsi carico. Dobbiamo porre un fine alla neutralit\u00e0 della scienza. Gli scienziati portano la responsabilit\u00e0 in prima persona. Bisogna inserire corsi di economia nella scienza medica per far capire come funzionano i farmaci.<\/p>\n<p><strong>Donatella Franchi<\/strong>: spiega l\u2019immagine del mappamondo a forma di cuore che \u00e8 nell\u2019invito e del rapporto con le donne che hanno curato la madre, mette in evidenza il coraggio delle donne migranti, con cui il rapporto \u00e8 stato anche difficile, ma da loro ha imparato che siamo tutti connessi, per esempio il fatto che una avesse il marito in Afganistan e che era quasi impazzita si ripercuoteva nel suo quotidiano: \u201cIl mio modo di rapportarmi ha fatto leva su quello che mi potevano insegnare\u201d.<\/p>\n<p><strong>Franca Fortunato<\/strong>: Non c\u2019\u00e8 da essere n\u00e9 ottimisti n\u00e9 pessimisti. Non ci sono solo quelli che respingono i migranti ma anche quelli che accolgono, c\u2019\u00e8 un\u2019altra Europa, come \u00e8 venuto fuori dal\u00a0\u00a0 convegno di Roma delle Citt\u00e0 Vicine a partire da esperienze pratiche. Da queste esperienze ci deve venire la forza, altrimenti tutto \u00e8 annullato dal neoliberismo. Oggi \u00e8 messa in gioco la nostra umanit\u00e0 e la nostra civilt\u00e0. Una parte di mondo tiene viva l\u2019umanit\u00e0, mentre i luoghi di permanenza e di accoglienza sono spesso disumani. Ma ci sono anche luoghi di umanit\u00e0 e di convivenza come Riace, dove residenti e migranti si aiutano insieme e questi ultimi hanno rivitalizzato il paese. Bisogna ricucire i conflitti, ma vanno nominati e c\u2019\u00e8 da fare la prevenzione dei conflitti.<\/p>\n<p><strong>&#8230;&#8230;&#8230;.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nota<\/strong> &#8211; Mancano diversi interventi e quelli riportati sono parziali, sono il risultato di appunti. Nella stesura degli Atti si potranno leggere tutti i testi trascritti integralmente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Katia Ricci Torreglia 21-22 \/05\/ 2016: \u201cLa differenza alla prova del mondo\u201d Adriana Sbrogi\u00f2 dopo i saluti: E\u2019 necessario progredire nella relazione di differenza, sapendo che c\u2019\u00e8\u00a0 qualcosa\u00a0 di gi\u00e0 esistente\u00a0 che occorre mostrare. 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