Traduzione dell’esperienza (2006-2007)

Laboratorio culturale-politico di ricerca e sperimentazione

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“Il modo in cui si sviluppa il rapporto tra donne e uomini dà la misura di una civiltà” (atti Asolo 2006)

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Donne e Uomini
nei vari contesti con parole e azioni ordinarie continuano nella

TRADUZIONE DELL’ESPERIENZA

Le/I partecipanti al laboratorio “La politica per progetti” continuando con il metodo del partire da sé e della pratica delle relazioni si sono autoconvocati per trovare parole che traducano la lunga esperienza di pratiche di relazioni di differenza che si sono espresse nei laboratori di ricerca e in azioni politiche svolte all’esterno, oltre che nei Convegni annuali ad Asolo. Quali pensieri e parole e come possono essere i gesti che traducono la nostra esperienza in un fatto culturale e simbolico che interagisce con altri linguaggi e producono mutamenti?

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Siamo donne e uomini, che da diversi anni stanno in relazione con il loro differente modo di abitare il mondo, e siamo arrivati alla convinzione che la Politica è proprio questa capacità di stare in relazione nella differenza, affrontando i nodi che l’attuale società ancora propone.
Si presenta ora la necessità di individuare linguaggio e pratiche che rendano visibile questa politica.
Si tratta di una vera e propria opera di traduzione di un’esperienza nei vari contesti in cui ci si trova a vivere.
Per tradurre la nostra esperienza è necessario, innanzi tutto, saperla chiarire a noi stessi: trovare le parole per dirla con riferimento alle azioni ordinarie e ai vantaggi per sé e per gli altri.
Quello su cui abbiamo scelto di lavorare è il tentativo di proporre un modo di stare al mondo diverso da quello presente che è abituato a linguaggi e pratiche ancora fortemente segnati da una rappresentazione patriarcale.
Nel nuovo orizzonte delineato dal pensiero e dalle relazioni di differenza, le conquiste di consapevolezza di sé e del mondo, la libertà che la rivoluzione femminista ha portato a tante donne e uomini sembrano non incidere direttamente nel tessuto sociale e culturale e nelle relazioni che viviamo tutti i giorni, perché percorrono strade inusuali e richiedono un profondo mutamento di sé.
C’è una difficoltà di comunicazione, una incapacità di tradurre i guadagni che la pratica delle relazioni di differenza ha portato a molte/i di noi.

C’è la necessità e la difficoltà di tradurre la rivoluzione femminista e le pratiche derivanti dal pensiero della differenza con un linguaggio che renda leggibile, comprensibile e “ripetibile” la propria esperienza di libertà. E c’è necessità e difficoltà nell’affrontare i conflitti sia nei contesti tradizionali che generazionali.

L’impotenza che spesso viviamo nel tentativo di tradurre il portato e il beneficio di questa rivoluzione è dovuta probabilmente al fatto che non è soltanto nelle parole il potere della traduzione, ma è anche nella realizzazione pratica, nella messa in atto della nostra libertà all’interno delle relazioni che viviamo. O meglio è la rispondenza tra il nostro comportamento libero e le parole che lo descrivono. E’ la traduzione, in parole, di un comportamento ciò che può, forse più di altro, mostrare il mutamento? Si tratta di trovare all’interno delle nostre esperienze ciò che davvero ha contribuito ad aumentare la nostra libertà, la nostra sicurezza di camminare nel mondo tentando di parlare un’altra lingua…

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Le/I partecipanti al laboratorio:

Giulia Burloni, Marco Cazzaniga, Gabriella Cimarosto, Elsa Confortin, Luisella Conti, Livio Dal Corso, Sara Dal Gesso, Riccardo Da Lio, Manuela Dal Soldà, Donatella De Pieri, Gianni Ferronato, Emanuela Gastaldi, Michela Giordani, Maria Teresa Guglielmin, Silvia Landi, Carlo Marchiori, Isabella Rinaldi, Marco Sacco, Adriana Sbrogiò, Grace Spinazzi, Alessandra Tiengo, Marisa Trevisan, Carla Turola.

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ALCUNE DOMANDE PER PROSEGUIRE CON IL NOSTRO LAVORO

  • Possiamo individuare nella nostra vita, nelle relazioni di differenza che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere, quali sono stati i momenti di reale libertà, in che modo si sono attuati, se hanno portato ad una condizione relativamente stabile di libertà, oppure se sono stati momenti sporadici non definitivi?
  • Come viviamo i legami affettivi tra desiderio di libertà e paura della perdita?
  • Che cosa deve accadere perché una relazione di differenza venga vissuta come un piacere e non come un dovere politico?
  • Con quali pratiche riusciamo a tenere assieme la politica nel presente e l’invenzione di nuovi tipi di relazione?
  • Lo straordinario nel quotidiano: le relazioni che ci hanno trasformato.

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